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"Palestra, droni e psicologia". Cagliari, a lezione da Maran

| Storie | Autore: Francesco Caruso

Media Day ad Asseminello, o meglio "a tu per tu" con il mondo Cagliari. Il centro sportivo della società rossoblù fa bella mostra di sé in una splendida giornata di sole, svelando anche qualche segreto del Cagliari di Rolando Maran. L'allenatore rossoblù è prima protagonista in campo, dove tra bastone e carota prepara il difficile posticipo di lunedì contro il Torino, dispensando consigli e qualche rimprovero bonario ai suoi giocatori. Ci sono anche i nazionali Barella, Cragno e Pavoletti, che non fanno eccezione. La partitella in famiglia termina 2 a 1 con le reti proprio dei due azzurri e quella decisiva di Ionita, ma è solo l'inizio. Alle 12 l'appuntamento è nella sala stampa dell'impianto sportivo rossoblù, dove Maran, bacchetta e gesso in mano, dà lezioni alla lavagna... E' una versione inedita, la versione Jekyll di Maran: simpatico, alla mano, aperto al dialogo. Tante le domande, le curiosità e qualche segreto rivelato dall'ex allenatore del Chievo, che precisa subito: "datemi tutti del tu, sdoganiamo subito la prima cosa".

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"Il nostro lavoro sul campo ci permette di elaborare schede che non sono altro che la rappresentazione grafica del volume del lavoro svolto" - attacca Maran - "Tutto questo grazie a strumenti come gps, cardiofrequenzimetri, droni... Filmiamo tutti i nostri allenamenti e da tutto ciò capiamo dove possiamo migliorare, informazioni preziose sul lavoro che verrà impostato negli allenamenti successivi e durante la partita. All'attività in palestra, potenziamento muscolare, dedichiamo il restante 20-30 % del lavoro settimanale". Attacco o difesa? No, identità di gioco... "Noi non ci adattiamo all'avversario, lo studiamo certamente. Quando il livello tecnico è superiore le informazioni sulle squadre rivali ci permettono semplicemente di prendere accorgimenti che si sommano alla nostra idea di gioco. Il mio lavoro è improntato a dare un'identità alla squadra. Ma c'è il rovescio della medaglia perché questi dati sono a disposizione di tutti e gli avversari potrebbero fare tutt'altro la domenica. Per questo dico che dobbiamo lavorare su noi stessi".

Rapporto con la squadra? Leale, schietto, sincero: "Bisogna sempre dire le cose come stanno, ma questo non significa che si deve sempre dire tutto: a volte è controproducente. L'allenatore oggi deve riuscire a capire gli stati d'animo della squadra, deve essere anche psicologo. Il rispetto poi deve essere reciproco e le relazioni vanno costruite nel tempo". Si torna sull'argomento "mentalità": Maran è un difensivista? "Io voglio sempre fare la partita e giocare all'attacco, poi se l'avversario è più bravo e mi costringe per novanta minuti in difesa allora cerco di difendermi: gliela diamo vinta facile? A volte preparare la partita non basta, perché ci sono anche gli avversari. A quel punto devi darti delle alternative. Il mio motto non è 'giocare sempre per vincere', ma 'giocare in modo da non precluderci niente'. Che è la stessa cosa in fin dei conti, ma detto in maniera meno presuntuosa...". Sulle partite da guardare quando il Cagliari ha il posticipo Maran ha le idee chiare: "Mi piace come giocano il Sassuolo, la Sampdoria, la Fiorentina, l'Inter e la Juventus. Però devo ammettere che un po' tutte le squadre di serie A adesso se la giocano".

Rapporto con i giornalisti: "Ho delle persone che mi riferiscono su pagelle e commenti e a volte quando si esagera ci rimango male, è ovvio". E con i giovani... "C'è sempre un grande piacere a farli giocare, però negli ultimi 4 anni ho allenato il Chievo che è la squadra più vecchia d'Italia. Mi giravo in panchina ed erano tutti più anziani di me e mi dicevano che non facevo giocare i giovani? Bon, sceglietelo voi allora... Il più giovane era il mio vice Maraner: gli ho chiesto di giocare 2 o 3 volte, ma lui si è rifiutato... Scherzi a parte, prendiamo Mattiello: lui era bravo e l'ho fatto giocare subito. Non bisogna guardare la carta d'identità ma neanche lanciare i giovani prima che sia arrivato il loro momento: potremmo solo creare danni". La lezione si conclude, ma si apre il secondo capitolo, per il Media Day prevedeva un pranzo, allora "tutti a pranzo con Maran"...

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