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Arnautovic, il 'piccolo principe' (forse) è diventato grande

| News calcio | Autore: Redazione

Ricordate "Il piccolo principe"? L'opera di Antoine de Saint-Exupèry che, da settanta anni a questa parte, incanta il mondo narrando i viaggi del piccolo principe in diversi pianeti, dove incontra personaggi stereotipo dei valori e dei vizi umani, che lo spingono a riflettere e ad entrare in contatto col mondo dei grandi. Marko Arnautovic di pianeti, anzi, di squadre, ne ha dovute cambiare tanti prima di comprendere a pieno le proprie virtù e i (troppi) vizi da estirpare, causati dall'ingenuità della giovane età e da un talento troppo grande affidato ad una testa non altrettanto saggia per gestirlo.

Il mondo dei grandi non pareva proprio fare al caso suo. Forse. Nato nel 1989 in Austria da madre austriaca e padre serbo, gioca con praticamente tutte le maglie delle squadre viennesi (Austria Vienna, First Vienna e Rapid Vienna), prima di arrivare al Twente nel 2006. Atteggiamento da spaccone, numeri da urlo. I paragoni con Ibra si sprecano. Alla prima stagione coi grandi, a 19 anni, mette a segno 14 gol in 41 presenze: gli osservatori delle 'big' europee si sfidano per accaparrarselo, ma il Chelsea, con un'offerta monstre di 12 milioni, è il più lesto di tutti. Qualcosa però non va per il verso giusto. Non supera le visite mediche a causa di una frattura da stress al piede destro rimediata nella finale di Coppa d'Olanda e, ad approfittarne, è l'Inter, che decide di prenderlo in prestito con diritto di riscatto.

La stagione è quella che culminerà col triplete, ma di Arnautovic nemmeno l'ombra. Troppo immaturo, troppo poco professionista: il talento c'è e si vede, ma lavorare su quella testa matta sembra davvero impossibile. Le partite le guarda quasi sempre seduto in panchina o in tribuna. Con un bottino di tre presenze e zero reti saluta Milano la stagione successiva, partendo in direzione della Germania, Werder Brema precisamente. "A Milano c'erano Fashion Week, ristoranti, club e belle donne. Per me era impossibile smettere", ha affermato di recente il giocatore, ricordando i tempi interisti in cui la "bella vita" prese il posto del campo da gioco. Anche al Werder riceve molte critiche, soprattutto dal capitano Frings, a causa della scarsa professionalità.

Risultato? 14 gol in 72 presenze: il rischio di bruciarsi stava avendo la meglio. Ecco però in fondo al tunnel un barlume di speranza. Corre l'anno 2013, lo Stoke City decide di puntare su di lui investendo 2,8 milioni: Marko accetta, sapendo benissimo che si tratta dell'ultima occasione per una carriera a grandi livelli, o poco ci manca. Le prime due stagioni coi 'Potters' sono per l'ennesima volta deludenti: poche giocate degne di nota, i gol si contano sulle dita di una mano. Niente da fare, quel talento proprio non ne vuole sapere di rivelarsi, quella testa matta non conosce maturazione. Tutto sembra scritto, ma...colpo di scena.

Le ormai poche, pochissime aspettative su di lui lo caricano ed inizia la stagione 2015/2016 alla grande, approfittando anche dell'infortunio di Crouch: sembra rinato. Si allena duramente, grazie alla sua duttilità diventa imprescindile e con Bojan e Shaqiri forma un tridente imprevedibile e tutto fantasia. Segna con continuità gol pesanti, pesantissimi. Già 6 marcature in stagione, più della somma delle reti nei due anni precedenti in Inghilterra. Dopo aver steso Tottenham, Aston Villa, Chelsea e Manchester City (per due volte), ieri ha sentenziato anche lo United, trafiggendo De Gea da fuori area con un destro di rara potenza e diventando il primo marcatore austriaco della storia del Boxing Day.

Aveva dato il via alla crisi del Chelsea, culminata con l'esonero di Mourinho, potrebbe aver condannato anche Van Gaal, consegnando la panchina dei 'Red Devils' proprio allo 'Special One', suo ex allenatore all'Inter. Strano scherzo del destino. Non solo gol, ma l'atteggiamento in campo denotano che forse, finalmente, la maturazione è arrivata: corre, lotta, compie ripiegamenti difensivi a non finire. Terzino, centrocampista, ala, punta: è presente in qualsiasi zona del campo. Da giocatore incompiuto a leader. Lo Stoke City può essere il pianeta perfetto per la consacrazione di Marko Arnautovic: il 'piccolo principe' (forse) è diventato grande.

di Alberto Trovamala

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