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Milan, è (ancora) corsa Champions all'ultima giornata: i precedenti

| News calcio | Autore: Simone Nobilini

Le due volate con la Fiorentina, dagli esiti opposti, e l'intrigo capace di coinvolgere ben 4 squadre nella stagione 2001/02, tra sorprese e favole: per i rossoneri sarà il 4° finale in volata nella storia recente alla ricerca di un posto nella massima competizione europea.

Chiamatelo intrigo, calcolo continuo, momento di speranza e passione: curva finale di un lungo percorso in cui dare tutto, attendendo novità positive da altri campi e incrociando le dita per raggiungere l’obiettivo prefissato.

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Per il Milan, all'ultima di campionato, andrà così: una qualificazione in Champions League da giocarsi nell’ultimo turno, a Ferrara contro la SPAL, che potrebbe notevolmente cambiare gli scenari futuri del club rossonero. 90’ da vivere in apnea, puntando ad ottenere il 4° successo consecutivo contro la squadra di Semplici, con un orecchio teso verso San Siro e il Mapei Stadium, attendendo l’esito delle gare di Inter e Atalanta per conoscere il proprio destino.

Un finale in volata, nella lotta per l’ingresso in Champions, che ha già visto i rossoneri protagonisti in diverse circostanze: dal doppio episodio con la Fiorentina coinvolta, con esiti differenti, al lungo intrigo comprendente candidate a sorpresa, tra favole e grandi occasioni sciupate all’ultimo. Tre precedenti da rivivere, in attesa del 4° episodio: con la speranza rossonera di riabbracciare, per la prima volta dal 2013-14, la competizione in cui il Milan ha saputo scrivere la storia.

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2012/13 - MILAN 3° (72), FIORENTINA 4° (70)

 

La stagione dell’incertezza, di un undici da urlo smembrato e privato dei suoi migliori elementi, Ibrahimovic e Thiago Silva compresi: di senatori come Inzaghi, Nesta, Gattuso e non solo, tra lacrime, mano sul cuore e applausi raccolti nell’ultima gara casalinga contro il Novara, finiti per lasciare i colori rossoneri dopo una vita. Eppure, in un’annata da peggior avvio nella storia del Milan dal 1941-42 (7 punti in 8 giornate), la squadra di Allegri riuscì lentamente a risollevarsi, trascinata dalla freschezza e dal talento di Stephan El Shaarawy (16 gol stagionali, 14 nel solo girone d’andata) e dal determinante arrivo di Mario Balotelli (12 gol in 13 gare) a gennaio.

Il terzo posto in solitaria ottenuto dopo il 3-0 alla Lazio a S.Siro, tappa di una lunga serie di 14 risultati utili consecutivi, porta i rossoneri a +1 sulla Fiorentina, dando il via ad un lungo duello con l'allora squadra di Montella per il 3° (ed unico) posto utile a centrare la qualificazione ai preliminari di Champions League. Dal +4 momentaneamente toccato dal Milan, grazie al successo contro il Torino (1-0 firmato Balotelli a 5’ dal termine) e al contemporaneo K.O. viola al “Franchi” contro la Roma (0-1, con l’ex Osvaldo al 90’ e due pali colpiti da Jovetic e Pizarro), alle nuove speranze fiorentine, maturate sino all’ultimo turno di campionato.

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Lo 0-4 rossonero a Pescara e la vittoria firmata Gonzalo Rodriguez, a Siena (0-1), per mantenere invariato il distacco a due giornate dal termine: il pari del Milan (0-0 in casa contro la Roma) e il rimpallo vincente di Toni, utile a Borja Valero e compagni per avere la meglio sul Palermo (1-0), finito per riaprire nuovamente i giochi in vista degli ultimi 90’ della stagione. Due punti di vantaggio che il Milan conserverà col brivido grazie ad un successo in rimonta sul già retrocesso Siena: il vantaggio bianconero firmato Terzi e la pratica Pescara liquidata in 28’ (sullo 0-3, poi 1-5 finale) da una Fiorentina per un’ora in Champions League, prima della scossa milanista nel finale del “Franchi”. Il rigore di Balotelli e la zampata di Mexès (1-2) riuscirono a regalare, in 3 minuti (84’ e 87’), il 3° posto alla squadra di Allegri, capace di cancellare un disastroso avvio di stagione e di chiudere il campionato sul gradino più basso del podio, a +2 (72-70) sulla diretta rivale.

 

 

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2007/08 - FIORENTINA 4° (66), MILAN 5° (64)

 

Nell’annata delle grandi soddisfazioni, tra Supercoppa Europea, titolo di Campione del Mondo e pallone d’Oro a Kakà, il Milan vide la propria stagione 2007/08 concludersi con la delusione del mancato piazzamento in zona Champions League. L’avversario, come 5 anni più tardi, fu ancora la Fiorentina, allenata da Cesare Prandelli e capace di avere la meglio al fotofinish sull’allora squadra di Carlo Ancelotti.

San Siro divenne tabù, almeno fino alla ripresa del campionato post sosta invernale: 6 pareggi e 2 sconfitte in 8 gare giocate in casa a complicare nettamente un cammino che osservò i rossoneri posizionati a metà classifica (28 punti), con 6 lunghezze di ritardo rispetto ad una Viola finita per perdere la propria imbattibilità dopo ben 12 giornate (al “Franchi” contro l’Udinese di Di Natale e Quagliarella). A ridare linfa e spinta per la seconda parte di stagione furono il ritorno in campo di Ronaldo, post infortunio, e la chance di poter finalmente schierare Pato, decisivo anche nel successo di Firenze (0-1) utile a dimezzare il distacco da Mutu e soci.

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Dopo 8 risultati utili consecutivi nel girone di ritorno, con Paloschi inatteso protagonista e in gol dopo 18” dall’ingresso in campo contro il Siena, il doppio K.O. consecutivo contro Roma e Sampdoria finì per frenare non poco le ambizioni rossonere: le ulteriori sconfitte maturate contro Atalanta (31° giornata, 1-2 a S.Siro) e Juventus (33° giornata, 3-2 a Torino) lasciarono invariato il +4 viola (parallelamente battuta ad Udine e dall’Inter) in classifica, per una sfida che avrebbe però vissuto le fasi più emozionanti nelle ultime 4 giornate di campionato. La doppia frenata della squadra di Prandelli contro Samp (2-2 in casa) e Cagliari (2-1 rossoblu al Sant’Elia) portò infatti al sorpasso rossonero a 180’ dal termine della stagione, con l’1-4 di Livorno e il 2-1 nel derby contro l’Inter a firmare un +1 (61-60) rivelatosi poi illusorio.

Il momentaneo 4° posto raggiunto dal Milan, infatti, durò solamente un turno: Hamsik, Domizzi e Garics schiantarono il Diavolo al “San Paolo”, in un 3-1 replicato dalla Fiorentina sul Parma che ribaltò nuovamente la griglia (Fiorentina 63, Milan 61) nella corsa Champions. Gli ultimi 90’, vissuti in totale tensione tra San Siro e Olimpico di Torino, finirono per non cambiare più le posizioni in graduatoria: il 4-1 rossonero all’Udinese, dopo aver chiuso in svantaggio (Mesto) il primo tempo, restituì il sorriso al Milan solo per pochi istanti, sino alla notizia della rovesciata vincente di Osvaldo (0-1 al 73’) divenuta antitesi di una classifica finale che vide la Viola (66-64) confermarsi al 4° posto e in Champions League.

 

  

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2001/02 - MILAN 4° (55), CHIEVO 5° (54), LAZIO 6° (53), BOLOGNA 7° (52)

 

L’estate dell’arrivo di Fatih Terim e dei grandi investimenti alle spalle, con gli arrivi di Rui Costa (80 miliardi alla Fiorentina) e Inzaghi (75 alla Juventus) accompagnati dal vari Laursen, Javi Moreno e da quel Pirlo che avrebbe cambiato, negli anni a venire, il centrocampo rossonero; un avversario totalmente inatteso per la lotta Champions, in una stagione dal finale misto dramma e follia, alla prima stagione in Serie A, conclusa con un piazzamento storico.

Il tuffo nel passato della terza lotta Champions che ha visto coinvolto il Milan, all’interno della stagione 2001/02, ci riporta al primo impatto con la realtà dei grandi del Chievo Verona, finito ad un passo dal giocare nella massima competizione europea. La favola gialloblu, creata da Campedelli e Delneri e raccontata sul campo dai Corini e dai Perrotta, dai Lupatelli con la “10” sulle spalle e dalla coppia d’attacco Marazzina-Corradi, vide una neopromossa capace addirittura di conquistare la vetta della classifica del campionato, mantenuta per l’intero mese di novembre: 35 punti conquistati in un girone d’andata da urlo, con più successi di qualsiasi altra squadra (11 in 17 giornate), e un secondo posto a pari punti con l’Inter, a -1 dalla Roma capolista (36).

Per il Milan, invece, la situazione risultò lievemente più intricata. Dopo 10 giornate dai risultati altalenanti, con i successi su Fiorentina, Lazio e Inter come picchi più alti, l’esperienza di Terim sulla panchina rossonera finì post K.O. contro il Torino: a subentrare al turco fu Carlo Ancelotti, altro, futuro protagonista di un’era di successi irripetibili. Con 4 vittorie nelle ultime 7 giornate del girone d’andata (3-2 sul Chievo capolista compreso), l’allora club di via Turati chiuse il girone d’andata a quota 30 punti, con una sola lunghezza di ritardo dalla Juventus quarta (31).

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La seconda parte del campionato osservò momenti complessi per le squadre in corsa per un posto in Champions League: l’unica esclusa fu un Bologna da 14 punti in 7 gare, trascinato da Cruz e capace di sorpassare tutte le pretendenti (41 punti contro i 39 del Chievo, i 38 del Milan e i 33 della Lazio) per piazzarsi momentaneamente al 4° posto. Il momento d’oro rossoblu, però, finì per perdersi alla lunga, con 11 punti nei 10 turni successivi e una sola vittoria nelle ultime 5 giornate a relegare la squadra di Guidolin in Intertoto (52 punti). Il Chievo dei miracoli, crollato psicologicamente dopo la tragedia-Mayélé e incapace di vincere per 10 turni consecutivi (7 pareggi e 3 sconfitte), tentò disperatamente di ritrovarsi, conquistando 9 punti nelle successive 6 gare: la Lazio di Zaccheroni, spinta dalle 5 vittorie nelle 8 giornate seguenti, cullò senza troppe speranze (insieme al Bologna) il sogno Champions fino al termine, pur dovendo sperare nei contemporanei K.O. di Chievo e Milan nell’ultimo turno.

Alla fine, furono proprio i rossoneri ad avere la meglio: il ritorno di Inzaghi, post infortunio subìto a dicembre in uno scontro con Lupatelli, fu determinante per la rincorsa della squadra di Ancelotti, in grado di arrivare a 3 giornate dalla fine in piena scia Champions (-2 dal Chievo, -1 dal Bologna, +1 sulla Lazio). Nel finale in volata, il Milan riuscì a conquistare 7 punti (pari con la Roma e vittorie contro Verona e Lecce) nelle ultime 3 partite, contro i 4 del Chievo (travolto 5-0 alla 33° dalla Roma), i 3 del Bologna (vittorioso sulla Lazio alla penultima, ma sconfitto da Perugia e Brescia) e i 6 della Lazio, arbitro dell’affaire scudetto finito incredibilmente alla Juventus: decisivi, per il 4° posto rossonero e a 90’ dal termine, il sorpasso sul Chievo (+1) e l’aggancio a quel Bologna che, vincendo a Brescia, avrebbe potuto conquistare la Champions League, facendo forza sugli scontri diretti a favore con il Milan. Il tracollo rossoblu al “Rigamonti” (3-0) consegnò invece ad Ancelotti le chiavi per accedere a quella competizione destinata, appena un anno dopo, a vederlo trionfante sul tetto d’Europa: inizio di un lungo, splendido percorso che finì per consacrarlo tra i migliori allenatori italiani di sempre.

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