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La storia di Imbula, da rimpianto del PSG a obiettivo per il centrocampo di Inter e Milan

| News calcio | Autore: Guglielmo Cannavale

Centrocampo al centro dei pensieri, Milan e Inter continuano il derby totale che ha infiammato le scorse ore di mercato. Perchè dopo Kondogbia, le attenzioni dei due club sono rivolte su Giannelli Imbula. L'Inter ha l'accordo con il Marsiglia (scambiata ieri la documentazione tra i club) ma il Milan, dopo aver perso Kondogbia, ha deciso di provare a fare un tentativo per Imbula. Contatti tra le parti, che già oggi potrebbero riproporsi, il Milan spera di raggiungere  l'intesa con il giocatore per poi provare a far saltare l'accordo tra Inter e OM. Ma chi è Imbula? Andiamo a conoscerlo meglio. 5 mesi più di Kondogbia ed è 6 mesi più grande rispetto a Pogba, sono il futuro del centrocampo della nazionale francese. E tutti e tre, quando avevano poco più di 10 anni, sono cresciuti vicino a Parigi. Imbula, nato in Belgio a Vilvoorde il 12 settembre 1992, ha poi giocato nelle giovanili del PSG nel 2004-2005, quando aveva 12 anni. Ma, per la sorpresa del suo allenatore (che ora l’ha poi considerato un rimpianto), non è stato confermato dopo una stagione nel club. È così passato nel Racing Club de France, sempre nei dintorni della capitale. Poi il Guingamp, dove ha battuto un record: a 17 anni e un mese è stato il più giovane a esordire in Ligue 2. Sempre della Ligue 2 è stato il miglior giocatore nel 2013, prima di passare in estate al Marsiglia per 7,5 milioni. Per Bielsa è subito diventato un perno fondamentale della squadra, giocando sempre davanti alla difesa. Quest’anno ha saltato solo una partita di campionato, ha segnato anche due gol. Alto 1,86 m, è proprio davanti alla difesa che può esprimere al massimo le sue qualità: sia nei 2 in un 4-2-3-1 sia da centrale in un 4-3-3. È mancino, ha un buon piede: tiro dalla distanza, passaggi precisi, lancio lungo. Non un regista vero e proprio, ma neanche solo un mediano di rottura. Ha anche corsa e buon fisico, è bravo a recuperare palla. Nato in Belgio, ma originario della Repubblica Democratica del Congo e con il passaporto francese: dopo l’Under 21 è pronto per la nazionale maggiore. Anche per la sua maturità: è un ragazzo serio, determinato. Da bambino, in un torneo giovanile contro il Valencia, subì tre falli poi segnò esultando con il dito davanti alla bocca. Vuole farsi rispettare. Ed è molto attacco alla famiglia, non è un caso che a gestirlo sia il padre, Willy Ndangi. Anche se Giannelli ha preso il cognome della madre Flore. E il numero in onore del fratello: 25 sulle spalle perché Oliver è nato il 25 giugno 1985. È morto nel 2004 per una malattia del sangue. Imbula, anche grazie al supporto del padre, è riuscito a superare questa tragedia. Sempre con il 25 nel cuore e sulla pelle, un numero che si è anche tatuato sul braccio sinistro. La sua famiglia è stata colpita anche da un’altra tragedia, ma finita bene. Nell’ottobre del 2010 suo fratello Stephane, undicenne, viene investito da una macchina della polizia scendendo da un autobus. Rimase in coma per cinque giorni, la madre venne licenziata dalla panetteria in cui lavorava per poter accudire il figlio. È stato quasi un miracolo: secondo i medici doveva restare per tre anni in sedia a rotelle, ma dopo tre mesi è tornato a giocare a calcio, da attaccante nel Racing Club de France. Carattere forte e voglia di emergere, per prendersi la nazionale francese e giocare, finalmente, insieme a Pogba e Kondogbia.
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