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 La storia di Fabio Quagliarella, l'uomo dai gol belli e impossibili. Mondonico: "Esordio? Lo feci uscire dopo 20 minuti. Ottima carriera, ma..." 

| News calcio | Autore: Francesco Caruso

"Manco da nove anni ma i tifosi del Toro mi hanno fatto sentire dal primo giorno che è come se non fossi mai andato via": queste le prime riflessioni di Fabio Quagliarella nel giorno del suo ritorno in granata, il 18 luglio 2014. Fabio si trasferì la prima volta in Piemonte, appena quattordicenne, il 3  luglio 1997. La sua storia calcistica iniziò però in Campania, quando all'età di 5 anni entrò a far parte della S.S. Annuziatella, la squadra del quartiere. Poi Pro-Juventude e Junior Gragnano. Nove anni in cui il giovanissimo Quagliarella segnò anche 50 gol a stagione, vinse il "Pallone d'Oro" di Campania e conquistò il nomignolo di "Pelè Bianco". Nel 1997 il trasferimento a Torino. Tre anni di settore giovanile granata gli fruttarono, oltre a tanti complimenti, il primo contratto da professionista, siglato il 18 ottobre 1999, e l'esordio in Serie A del 14 maggio del 2000. Fabio non era ancora pronto e cominciò la famosa "gavetta": sei mesi in prestito alla Florentia Viola in C2 e un anno e mezzo a Chieti in C1. Il bottino di 55 presenze e 20 gol gli valsero una nuova chiamata in granata, stagione 2004-2005: 7 reti in 34 partite e la promozione in massima serie. Poi il fallimento del Toro, e l'inizio a un pellegrinaggio in giro per Italia. Anni di giocate incredibili e gol spettacolari con le maglie di Ascoli, Udinese, Sampdoria, NapoliJuventus, che in Serie A gli permettono di scendere in campo 264 volte e di siglare 75 reti , a cui vanno aggiunte le 14 in 23 presenze in Europa. Imprevedibilità, estro, potenza, "follia" calcistica, come in occasione del gol al Chievo del 1 aprile 2007: ricordate quel pallonetto da quaranta metri? Per non parlare dei mondiali sudafricani, contro la Slovacchia: una perla che fece sperare per alcuni minuti tutta l'Italia. Rovesciata, sforbiciata... Al repertorio di Fabio Quagliarella non manca nulla. L'uomo dei gol belli e impossibili anche quest'anno ha lasciato il segno: 9 le marcature in A, 3 in Europa League. Ma soprattutto, 5 gol nelle ultime quattro partite e 4 nelle ultime due. Fabio Quagliarella ha avuto una carriera all'altezza delle sue incredibili doti tecniche? GianlucaDiMarzio.com lo ha chiesto, in esclusiva, a chi per primo lo lanciò nel grande calcio, Emiliano Mondonico.
Che tipo di attaccante è Fabio Quagliarella? "Fabio  è certamente un ottimo attaccante. Una punta atipica, imprevedibile e deve avere libertà di movimento. E' capace, con le sue giocate, di risolvere le partite ed è giusto che in questo momento ci sia chi corre anche al posto suo. E' in uno splendido stato di forma e trovo logico che la squadra giochi per lui".
Che ricordo ha dell'esordio in Serie A di Fabio?
"Mi ricordo i 20 minuti in cui lo feci entrare in campo. Rincorreva tutti gli avversari e lo lasciai giocare fino a quando non si esaurì, poi scelsi di mettere un altro ragazzo. Aveva 17 anni ed era uno dei personaggi della primavera del Toro, uno di quelli che si mettevano di più in luce, aveva sicuramente buone qualità. Reputai giusto concedergli questi minuti anche per fargli capire cosa significava giocare a certi livelli. Poi la sua carriera ha confermato queste qualità".
 Quagliarella ha avuto una carriera all'altezza delle sue doti? 
"Penso che non sia stato utilizzato sempre nella maniera giusta. A volte alcune esigenze tattiche delle squadre in cui ha giocato hanno penalizzato un pochino le sue qualità e caratteristiche, si è dovuto sacrificare un po'. Nonostante ciò ha avuto un'ottima carriera e penso che con i risultati che ha ottenuto e con quello che ha vinto si sia tolto le sue soddisfazioni".
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