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Giovanni Trapattoni: "In carriera non ho avuto paura di affrontare sfide difficili. Col Borussia? Juventus favorita" 

| News calcio | Autore: Francesco Caruso

Inter, Juventus, Milan, Bayern, Benfica, ma anche Irlanda ed Italia tra le altre. Giovanni Trapattoni non si è fatto mancare nulla. Un'autentica "leggenda vivente" del nostro calcio, il più titolato a livello di club. Sette scudetti in Italia (record assoluto), un campionato tedesco, uno portoghese ed uno austriaco. Una Coppa dei Campioni, tre Coppa Uefa (altro record), una Coppa delle Coppe, una Coppa Intercontinentale, una Supercoppa Uefa. Un mito in assoluto tra gli allenatori italiani. E a questi trionfi in panchina vanno aggiunti due Coppe dei Campioni, due Scudetti, una Coppa Italia, una Coppa Intercontinentale e una Coppa delle Coppe, vinti durante la militanza nel Milan, di cui è stato un grande centrocampista. Titoli che non bastano a descrivere un personaggio amato in Italia e all'estero per la sua simpatia, i suoi modi di fare, la sua genuinità. Da quel famoso "Strunz", all'acqua santa sparsa in campo e in panchina durante i mondiali nippo-koreani del 2002. Carriera a dir poco ricca di sfide: anche azzardate? "Sì, ricordo ad esempio l'Inter: dovetti ricostruirla, feci un contratto in base al quale assicuravo che in tre anni si sarebbe vinto qualcosa. I nerazzurri li assemblai pezzo per pezzo per farne una squadra vincente". Le esperienze all'estero? "Sono state delle bellissime avventure. La prima nel 1994, quando lasciai una squadra importante come la Juventus, per un campionato completamente nuovo come quello tedesco, con tutto quello che ne conseguì. Pur conoscendo i giocatori ci fu la difficoltà della lingua e di abitudini diverse. Nonostante questi ostacoli riuscii a imporre la mia filosofia e i miei concetti di gioco, ottenendo risultati eccezionali". Austria e Portogallo: anche queste belle sfide? "Sì. Anche in Portogallo incontrai un calcio molto differente. E multiculturale: c’erano elementi africani, portoghesi e sudamericani e, di conseguenza, nuove difficoltà. Però in quella occasione avevo già acquisito esperienza, di conseguenza sapevo che c'era bisogno di tempo e che bisognava andare gradualmente, per far sì che i giocatori capissero ciò che volevo. Tuttavia chi paga il biglietto vuole subito dei risultati, anche per il nome che porti e questo non mi facilitò. Un'esperienza comunque non indifferente. In Austria presi una squadra che non vinceva da tempo e che aveva un'importanza paragonabile all'auto da corsa, parlo della 'Red Bull'... Anche lì abbiamo fatto risultato, vincendo il campionato". Quando rivedremo il Trap in panchina? "Ho avuto diverse offerte di recente, ma mi sono un po' abituato alle nazionali. In questo senso mi è stata  chiesta la disponibilità un paio di volte e sono stato in corsa per allenare, ma queste opportunità sono poi sfumate. Anche attualmente ho dei contatti...". Chi passerà tra Juventus e Borussia Dortmund? "Nonostante il Borussia sia una squadra molto tosta in Europa, ricca di giocatori di talento e di esperienza in campo internazionale, la Juve ha le armi per passare il turno. Le squadre italiane, sul piano tattico, sono ancora superiori. Possiamo subire il ritmo e la fisicità, però credo che la Juventus sia più forte e passerà il turno".
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