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G Factor: Vittorio Parigini, il diciassettenne che non ha paura

| Rubriche | Autore: Gianluca Di Marzio

La personalità nel calcio fa la differenza. “Bisogna essere campioni soprattutto nella mente”, quante volte abbiamo ascoltato queste parole da allenatori e addetti ai lavori. E’ una verità che riporta il mondo del pallone ad una dimensione più umana. Il calcio insegna a gestire le emozioni, a superare le paure, ad affrontare i problemi. Questi aspetti soprattutto nella formazione di un giovane calciatore contano più della tecnica, della tattica, dei moduli, dei ruoli e dei movimenti. Da una parte gli allenatori e la paura di bruciarli, dall’altra la voglia di strafare o l’ansia da prestazione. “Non è ancora pronto”, è il giudizio ricorrente sui giovani. Vittorio Parigini è l’eccezione. Classe ’96, non ancora maggiorenne, gioca già in Serie B, alla Juve Stabia e può vantare un europeo e un mondiale Under 17.

Ma chi è Vittorio Parigini? E’ nato a Moncalieri, in provincia di Torino, ma ha origini meridionali; sua mamma e sua sorella sono di Atripalda, cittadina in provincia di Avellino. Come tanti bambini, vive la sua infanzia con la passione per il calcio e a 4 anni s’iscrive alla Pancalieri, una società dilettantistica. Cresce in questa realtà fino all’età di 10 anni, quando è monitorato dai radar del Torino. Galeotta fu l’e-mail che Silvano Benedetti, responsabile della scuola calcio Torino invia al Pancalieri chiedendo un provino per Parigini al centro sportivo del Toro.

Il programma iniziale prevedeva tre giorni di test ma Parigini ci impiega un’ora per convincere il Toro a puntare su di lui. La trafila nel vivaio granata comincia così molto presto, dalla categoria Pulcini. Giocava da prima punta, una posizione che gli ha fatto sviluppare il senso del gol e che occuperà fino ai Giovanissimi Nazionali, quando l’allenatore Roberto Fogli gli cambia ruolo, schierandolo da esterno destro d’attacco, quella in cui ha conquistato le Nazionali giovanili, dall’Under 15 all’Under 18.

In quegli anni il Toro ha formato un buon gruppo ’96 con tanti ragazzi che si stanno mettendo in mostra in questa stagione tra Primavera e Berretti: il portiere Nicholas Lentini, figlio d’arte, il difensore centrale Alessandro Dalmazzo, il centrocampista Donato Lenoci.

Parigini si mette in mostra anche con la maglia degli Allievi Nazionali, è il torneo ad Arco di Trento quello in cui è più visionato dagli addetti ai lavori anche se il Toro non riesce a superare il girone eliminatorio.

La svolta arriva, però, in Primavera; Moreno Longo lo lancia sotto età contro avversari più grandi anche di due o tre anni. Nel 4-3-3 Parigini si esalta, la Primavera granata da spettacolo, alla Viareggio Cup se ne accorgono tutti. Il Toro si ferma ai quarti di finale perdendo ai rigori contro l’Anderlecht che poi si aggiudicherà la competizione.

Il divario d’età non ferma Vittorio che fa vedere le sue qualità: grande forza fisica, buona tecnica, accelerazione ed esplosività. Le caratteristiche che convincono Zoratto a puntare su di lui per la fascia destra, quella in cui s’alterna spesso con il napoletano Tutino, sia all’Europeo perso dall’Italia solo ai rigori in finale contro la Russia che al Mondiale. Prima di Zoratto, Parigini alla final eight del campionato Primavera aveva incantato gli osservatori di Inter e Manchester City che hanno sondato il terreno con il suo agente Giorgio Parretti. Il Toro lo considera una risorsa e non ha mai pensato all’ipotesi di cederlo. Parigini gode della considerazione di Petrachi e Ventura. E’ andato, infatti, quest’estate in ritiro con la prima squadra e al termine della preparazione ha ricevuto una sorpresa inaspettata: la chiamata della Serie B. Fu il ds Petrachi a chiamarlo a rapporto e a comunicargli la proposta della Juve Stabia. Parigini si definì contento e disponibile per quest’avventura ma continuò a lavorare in silenzio aspettando che quello scenario diventi concreto ed ufficiale. Il resto è storia recente e si chiama Juve Stabia.

Una stagione complicata, in salita; le vespe sono all’ultimo posto e provano ad inseguire la salvezza. Nelle difficoltà Parigini sta, però, tirando fuori maturità e carattere, mettendosi in evidenza come uno dei giovani più promettenti della categoria. Tanti sono i meriti di Piero Braglia, l’ex allenatore della Juve Stabia esonerato qualche settimana fa e che ha gestito in maniera egregia l’inserimento di Parigini nel calcio professionistico. Arrivato a Castellammare il giovedì, Braglia l’ha gettato nella mischia il sabato al 70’ alla prima di campionato in trasferta a Pescara, trasmettendo fiducia al ragazzo. Ha gestito poi il suo impiego nelle partite successive affidandosi a lui nelle ultime gare sulla panchina della Juve Stabia, come nella trasferta di Avellino, dove ha disputato una mezz’ora di grande livello, o quella interna contro il Trapani, in cui ha giocato dal primo minuto. Anche Pea gli sta dando fiducia, Vittorio è entrato nel finale a Latina e ha giocato un corposo spezzone di gara contro il Bari.

Primavera o Serie B, per Parigini non cambia nulla; non gli tremano le gambe, la maturità è quella di un veterano. Lo deve anche alla sua famiglia che gli trasmette serenità e lo sostiene con grandi sacrifici, lasciando per esempio Torino ogni venerdì in auto per seguire le sue partite.

Il presente di Parigini si chiama Juve Stabia, c’è l’impresa salvezza da realizzare. Poi chissà, il Torino crede in lui e gestirà la sua crescita; sarà Parigini il Cerci del futuro?

Staff: Ciro Troise

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