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G Factor: Fabio Castellano, la promessa dell’Atalanta che ha detto no al Chelsea e al Manchester United

| Rubriche | Autore: Ciro Troise

Quando a sedici anni hai già ricevuto le avances di importanti club italiani e stranieri, vuol dire che hai talento e che vai seguito con attenzione. E’ il caso di Fabio Castellano, centrocampista mancino classe ’98 dell’Atalanta. Che con il suo sinistro fatato incanta gli spettatori alle gare delle giovanili al centro di Zingonia, il luogo di produzione di uno dei vivai più floridi d’Italia e d’Europa. Le sue qualità erano evidenti sin da bambino, quando indossava la maglia dell’U.S. Settimo Milanese, la squadra del suo paese. Aveva solo sei anni quando si è trasferito all’Atalanta ma su di lui c’erano gli occhi anche di Milan e Inter. La spuntò Mauro Bianchessi: a quei tempi era il responsabile dello scouting in Lombardia per l’Atalanta, oggi direttore sportivo del settore giovanile del Milan. Alcuni provini al Milan e soprattutto all’Inter, la società più interessata a Castellano. Ma il baby-talento, su consiglio di una famiglia di sani valori, sceglie l’Atalanta. Fa effetto il fascino del progetto tecnico presentato da Bianchessi e l’immagine di una società che ha storicamente puntato sul settore giovanile.

Nel Settimo giocava da attaccante, forse proprio in quegli anni ha acquisito il senso del gol. A Bergamo è prima impiegato da esterno sinistro di centrocampo, ma nei Pulcini gli cambiano ruolo: diventa un centrocampista. E’ questa la posizione in cui esplode il talento di Castellano. Prima nei Giovanissimi regionali e poi nei nazionali allenati da Gianluca Olistina. Una macchina da gol: ne mette a segno ben diciannove, sedici in campionato e tre nei tornei, tra cui spiccano i due al “Gaetano Scirea”. E’ uno specialista dei calci piazzati, con il suo sinistro chirurgico sa mettere più volte a segno reti importanti.

Prima del compimento dei quattordici anni, l’età in cui diventa obbligatorio legarsi alla propria società per più stagioni, Inter e Milan hanno riprovato a soffiarlo all’Atalanta, ma Castellano ha deciso di non muoversi da Bergamo.

Inserito negli Allievi sotto età, soffre inizialmente il confronto con avversari più grandi di lui di un anno e dotati di maggiore fisicità. Poi però entra pienamente nei meccanismi della categoria e comincia a mettersi in mostra anche negli Allievi Nazionali allenati da Sergio Porrini chiudendo il campionato con otto gol. C’è una partita che segna la svolta nel suo percorso, l’Atalanta contro il Milan è sotto 2-0, Castellano è in panchina. I nerazzurri restano anche in dieci, nella ripresa Fabio entra in campo e guida la rimonta: finisce 2-2. Le prestazioni con la maglia nerazzurra valgono la convocazione nelle Nazionali giovanili: prima l’Under 15, con cui fa gol all’esordio nello stage dei ragazzi del Nord, poi l’Under 16 e infine l’Under 17. Con la selezione di Tedino ha disputato il torneo “St.George’s Park” contro l’Inghilterra e ora punta ad andare alle gare valide per il girone di qualificazione all’Europeo di categoria previste per metà ottobre.

L’Atalanta ha deciso di blindarlo facendogli firmare un contratto da professionista perché sono state forti le sirene inglesi. Chelsea e Manchester United hanno provato a strappare Castellano all’Atalanta. Il responsabile del settore giovanile Mino Favini e la società bergamasca hanno creduto in lui, Fabio ha avuto la forza di dire: “Resto a Bergamo”.

La stagione in corso è iniziata nel migliore dei modi per Castellano, che è stato aggregato alla Primavera sotto età. Fabio ha già raccolto due presenze, contro Lanciano e Inter, scendendo in campo dal primo minuto. Anche nelle prime apparizioni in Primavera, nonostante il divario d’età, sta confermando le sue caratteristiche. Parliamo di un centrocampista centrale completo, che unisce all’ottimo patrimonio tecnico una buona struttura fisica, un’ampia visione di gioco e soprattutto una forte personalità nel ricercare sempre il pallone in fase di costruzione. Dovrebbe migliorare nell’utilizzo del piede debole, il destro, ma negli ultimi trenta metri è devastante: riesce a sfruttare al meglio sia la soluzione dell’assist preciso per il compagno che del tiro verso la porta. I suoi modelli sono Iniesta e Pogba, ma da sfegatato tifoso interista dice di assomigliare a Thiago Motta nella capacità di dettare i tempi. Thiago Motta era un perno dell’Inter del triplete, al Chelsea c’è Mourinho, l’icona di quell’armata nerazzurra, ma Fabio non ne vuole sapere dell’Inghilterra, vuole crescere all’Atalanta, la miniera d’oro del calcio giovanile.

Staff: Ciro Troise

Foto: atalanta.it

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