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G Factor: Edoardo Soleri, il gigante dai piedi buoni cresciuto in Sudamerica

| Rubriche | Autore: Gianluca Di Marzio

Buenos Aires, San Paolo e Roma, tre città bellissime che hanno in comune la vocazione a presentarsi come epicentro del mondo, luoghi che uniscono anime, pensieri, storie e si presentano in tutta la loro maestosità. Sono anche le tre città in cui è vissuto Edoardo Soleri, attaccante classe ’97 degli Allievi Nazionali della Roma, che ad ottobre compirà diciassette anni ma che può già affermare di aver “vissuto” il mondo. Edoardo nasce a Roma il 19 Ottobre 1997 ma a soli tre mesi è già volato via dall’Italia. Destinazione Argentina, approdo a Buenos Aires, il padre di Edoardo è un affermato manager. La famiglia lo segue in una missione di lavoro per conto di Telecom ed Edoardo si trova a vivere i primi anni della sua infanzia nel pieno centro di Buenos Aires, nel quartiere Palermo, il più grande “barrio” della capitale argentina, famoso per le eleganti case delle classi medio-alte. Nelle strade di Buenos Aires Edoardo comincia ad amare il calcio, con la classica gioia che manifestano i bambini quando possono divertirsi con il pallone. Soleri s’iscrive anche a una scuola calcio locale ma la sua avventura dura poco perché nel 2001 si riparte. Destinazione San Paolo, dall’Argentina al Brasile. Nuovo paese, lingua e cultura per il piccolo Eduardo, sono sempre le ragioni di lavoro del papà a muovere la famiglia. La vita cambia ma il calcio resta anche nella nuova avventura. Edoardo frequenta la scuola calcio Jockey Club, al centro di San Paolo. Sono ancora gli anni in cui il calcio è esclusivamente un divertimento ma si capisce subito però che per Edoardo rappresenta una grandissima passione. C’è un episodio che lo dimostra: dopo uno scontro di gioco, Edoardo ha dovuto usufruire di fasciatura e punti in testa. E’ ancora un bambino ma ha la determinazione di un leone e decide di andare a giocare la finale di un torneo ed è ripagato dalla vittoria della sua squadra. Nel 2005 il ritorno in Italia, per il papà si aprono le porte della Fiat a Torino. La famiglia resta a Roma, dove nel weekend si reca anche il padre per vedere moglie e figli. Edoardo si ricostruisce una vita nella sua città, il calcio continua ad essere il leitmotiv delle sue giornate. Il pallone non resta in Brasile, anzi è l’anima di una sua nuova avventura, alla scuola calcio Tor di Quinto che poi diventerà la S.S.D. Futbolclub. Edoardo ci resta sei anni, fino al 2011, sono gli anni della formazione calcistica, quelli in cui forma le basi tecniche, quando comincia a cullare il sogno di diventare un giocatore. Nasce come trequartista, anche se spesso è impiegato anche da attaccante. Le sue prestazioni incantano gli addetti ai lavori, il mix di fisicità e qualità tecniche che migliora costantemente alimenta i radar degli osservatori puntati sul Futbolclub. Nel 2011-12, sotto la guida di mister Mei, mette in mostra il suo talento al prestigioso torneo regionale “Beppe Viola” per i Giovanissimi regionali Elite, la categoria che in Lazio distingue le formazioni con ragazzi selezionati dalle scuole calcio. Soleri è il match-winner con una doppietta nella semifinale contro la Viterbese, in un’epica finale contro la Lodigiani entra solo nella ripresa a causa della febbre che lo perseguita e il suo contributo alla squadra è enorme. L’ultimo allenatore avuto al Futbolclub è Roberto Baronio, ex centrocampista di Lazio, Reggina, Fiorentina, Perugia, Chievo, Udinese, Brescia e Vicenza, che lo aiuta ad affinare sempre più il proprio potenziale tecnico e lo disciplina tatticamente. Un lavoro importante che lo rende pronto al salto tra i professionisti, Bruno Conti accoglie la segnalazione di Angelo Di Livio e Luca Bergamini, presidente del Futbolclub, e si gioca la scommessa Soleri. Il responsabile del settore giovanile giallorosso vede in Edoardo dei punti di forza importanti che possono annullare il gap dovuto all’assenza di esperienze tra i professionisti. Roberto Muzzi, allenatore degli Allievi Nazionali giallorossi ancora imbattuti a tre giornate dalla fine, guida il suo percorso di crescita tenendolo in panchina nei primi mesi della stagione, gestendo il suo impiego in modo egregio. Prima la formazione tecnica ed atletica e poi il campo, Muzzi cura l’aspetto psicologico facendolo abituare alle dinamiche del professionismo. Edoardo non molla e al padre, preoccupato per il suo scarso impiego, ribadisce: “Mi gioco le mie chances. Non sono un perdente” e vince la sua battaglia. Perché quando Soleri entra nel gruppo dei titolari, diventa un punto fermo per la Roma di Muzzi, che lo trasforma in attaccante puro sfruttando la sua fisicità per il gioco di sponda con l’altro attaccante Calì. Alto 194 cm e con piedi molto buoni, Edoardo ha sfornato prestazioni molto interessanti durante questo campionato segnando sette gol: due alla Reggina, due al Napoli, uno al Catania, uno all’Avellino e uno al Trapani. Un cammino entusiasmante che l’ha portato sabato scorso a un’altra soddisfazione: l’esordio in Primavera. Alberto De Rossi l’ha fatto entrare al 71’ al posto di Vestenicky nel 5-0 rifilato al Latina in trasferta. Piccoli passi verso un futuro interessante ma Edoardo Soleri resta umile e ascolta i consigli del papà che, parafrasando una poesia di Kipling, gli raccomanda la priorità allo studio e di non perdersi nei sogni. Il talento c’è, determinazione ed umiltà anche, un allenatore come Muzzi, grande bomber del passato pronto a svelare i suoi segreti, come si non fa a non perdersi nei sogni?   Staff: Ciro Troise 
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