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Due città cambiate dalla Red Bull: il primo "derby" Lipsia-Salisburgo

| News calcio | Autore: Francesco Porzio

Questa sera a Lipsia si gioca il primo "derby" tra due squadre controllate dalla Red Bull. Non era ancora successo, fino ad oggi.

Non sarà una finale, non sarà una partita da dentro-fuori, ma quella che questa sera andrà in scena a Lipsia è una partita storica. Alla "RedBull Arena" si gioca Lipsia-Salisburgo, una gara che fino ad una decina di anni fa sarebbe stato difficile vedere a questi livelli, quando nel 2009 nacque l'RB Lipsia.

La Red Bull

Il Lipsia è la quarta squadra che la Red Bull ha deciso di creare: dopo i RedBull Salisburgo, sono susseguite il RedBull Brasil e i famosi New York Red Bulls. La multinazionale austriaca si è dovuta però scontrare con una legge tedesca che vieta l’accostamento di sponsor al nome dei club (tranne per esempi a lungo termine come quello del Bayer Leverkusen) e per questo motivo la sigla “RB” sta a significare “RasenBallsport”, letteralmente “Sport della palla su prato”. Tra l’altro i tifosi del Lipsia chiamano la squadra in questo modo, ma l’intento della Red Bull è stato chiaramente un modo furbo e intelligente per aggirare questa regola.

Come ogni squadra targata Red Bull, il Lipsia usa come colori sociali il bianco e il rosso, ed il blu è il terzo colore. E a proposito di Red Bull, la Uefa ha ammesso che le due squadre giocassero nella stessa competizione per un cavillo burocratico. Secondo lo statuto Uefa infatti, due club “collegati” come nel caso di Lipsia e Salisburgo, non possono partecipare alla stessa competizione. In tale caso si qualifica la squadra meglio piazzata in campionato (sarebbe stato il Salisburgo). L’indagine ha però portato entrambe le squadre a qualificarsi, perché ritenute autosufficienti ed autonome l’una dall’altra visto che la Red Bull risulta proprietaria del Lipsia e Main Sponsor del Salisburgo.

Lo stadio di Lipsia

Lo stadio, la RedBull Arena, acquistato totalmente nel 2016, ha invece una lunga storia. Nato come Zentralstadion, era l’impianto del governo della Germania Est, e poteva contenere fino a 100mila persone. Si giocava a calcio (il Chemie e il Lokomotive lo utilizzavano), ma era anche casa dell’atletica leggera. Inaugurato dopo soli 15 mesi di lavori nel 1956 (180mila volontari impegnati) venne costruito sopra una collina artificiale di 23 metri, a sua volta creata con 1.5 milioni metri cubi di macerie della seconda guerra mondiale dei palazzi del centro bombardati pochi anni prima.



Uno stadio che quindi oltre ad essere stato “storico” per lo sport tedesco, aveva anche un significato profondo a livello umano. Dopo la demolizione a fine anni Novanta, la città di Lipsia decise di costruire uno stadio dedicato al calcio, anche in vista dei Mondiali del 2006. Un’impianto che, a sua volta, è stato costruito sulla traccia del vecchio Zentralstadion, sempre in cima alla “collina delle macerie” e fa parte del complesso "Sportforum Leipzig”, in cui altri impianti costituiscono la zona della città dedicata allo sport. Arrivando alla RedBull Arena si possono ancora vedere i vecchi ingressi, grandiosi e monumentali, che ricordano l’architettura razionalista di matrice nazista.

Le proteste dei tifosi

Il Lipsia però si è dovuto scontrare con la regola della federazione tedesca del “50+1” che obbliga i club a far partecipare tifosi e cittadini comuni ai consigli di amministrazione del club. Prima del 2014 infatti il club era in mano esclusivamente a dipendenti e persone legate al mondo Red Bull. Dopo questo cambiamento, il Lipsia ha così aperto le sue porte ai tifosi, senza però grande successo, contando solamente poche centinaia di persone. Mentre, dall’altro lato, società storiche come il Borussia Dortmund ne contano più di 100mila. Il motivo? Economico (le quote di acquisto sono molto più alte della media) e sociale (scarsa empatia tra società e ambiente). Non è infatti un caso che lo stadio di questa sera sia lontano dal tutto esaurito.

Ma anche a Salisburgo ci sono stati malumori, come quelli che spinsero la tifoseria a mandare una lettera a Mister Red Bull in cui affermavano il loro disappunto per essere trattati come "squadra satellite del Lipsia". Per loro erano infatti troppi i giocatori passati da un club all'altro. Un esempio su tutti? Naby Keita, ovviamente, passato da Salisburgo a Lipsia nel 2016 per circa 15 milioni di euro.

E questa sera c'è anche un'altra storia da raccontare, come quella della famiglia Ilsanker, che vedrà sfidarsi papà Herbert (allenatore dei portieri del Salisburgo) e Stefan (centrocampista del Lipsia). Ma questa è un'altra famiglia, che con la Red Bull ha poco da fare. E chissà che questo non possa riaccadere in futuro, magari tra altre squadre. Il Manchester City (e sopratutto il City Football Club che controlla il Girona) sono avvisati.

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