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Donne nel pallone e tacchetti a spillo

| Storie | Autore: Riccardo Setth

Arriverà il giorno in cui un allenatore di Serie A attenderà l’uscita dal tunnel degli spogliatoi di una collega prima del fischio d’inizio di una partita per stringerle la mano augurandole un match alla pari. Un momento che verrà giudicato come storico, eppure non dovrebbe esserlo. Un’immagine che segnerà il superamento di un altro muro, oggi ancora alto e che segna il confine tra la divisione di genere marcata nel calcio.

Tuttavia il numero di donne, che in politica sarebbe definito come quote rosa, nel mondo del pallone è aumentato negli ultimi anni. Prima nell’ambito della comunicazione, dove il ruolo dell’ufficio stampa all’interno delle squadre è stato spesso attribuito ad una donna. Fino ad arrivare ai pieni poteri e al vertice della presidenza. Donne forti e di carisma, vincenti e di successo al pari degli uomini.




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Alona Barkat e il sogno Hapoel Be’er Sheva




L’Hapoel Be’er Sheva veniva considerata una squadra poco performante, che giocava in uno stadio fatiscente e con i peggiori tifosi di Israele. Ora è diventata una squadra modello dal punto di vista manageriale e sportivo, trascinato alla vittoria del primo campionato israeliano nel 2016 in 40 anni da Alona Barkat. Ripetendosi poi nei due anni successivi.

Nel 1952 il Be’er Sheva era considerato troppo lontano geograficamente per giocare nel massimo campionato e per la mancanza di efficienti infrastrutture per i trasporti del paese, ora la squadra compie viaggi molto più lunghi in giro per l’Europa anche negli stadi della Champions League. Lo ricorderanno i tifosi dell’Inter quando nel 2016 in Europa League persero entrambe le partite contro la squadra israeliana.

Una donna da ufficio, ma anche di campo come dichiarato da lei stessa: “Guardo spesso la partita dal settore ospiti quando giochiamo in trasferta. L’ho sempre fatto. Molti tifosi hanno il mio numero, mi chiamano se hanno idee o critiche da farmi”. Decisione e carattere forte. Aperta anche al dialogo a volte meglio dei suoi pari ruolo uomini.




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“The First Lady of Football”, Karren Brady



Karren Brady si è fatta strada nel calcio intransigente dei padri fondatori inglesi. Prima amministratrice delegata del Birmingham, ora CEO di una delle storiche squadre londinese, il West Ham. Non solo, Karren è anche componente della Camera dei Lords dopo essere stata insignita del titolo di baronessa.

Nata da papà irlandese e mamma italiana e cresciuta in una scuola elementare cattolica di sole ragazze, oggi lotta per le iniquità sul lavoro tra uomo e donna: “L’ostacolo più difficile per una donna e rientrare dopo il parto”, dice lei che è tornata al lavoro solamente tre giorni dopo la nascita del suo primo figlio, dal suo ufficio nel quale campeggia la leggenda degli Hammers Bobby Moore. Come un promemoria: erano gli anni ’70, quando il calcio era una questione di soli uomini.

In Premier League non è però l'unica ad avere ampi poteri nella gestione di una squadra. Negli ultimi anni nel Chelsea si è fatta strada la figura di Marina Granovskaia, CEO dei blues, con la quale hanno avuto a che fare Conte e ora anche Sarri. È la plenipotenziaria del Chelsea, il braccio destro di Roma Abramovic, il vertice delle decisioni del club di Londra. Una vera donna di ghiaccio.




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Le donne di Roma




Ancora oggi la Roma è la società con il maggior numero di donne nel CDA: Charlotte Beers, Cristina Mazzamauro, Benedetta Navarra, Alba Tull e Mia Hamm per anni considerata la giocatrice più forte al mondo e vincitrice di due palloni d’oro. Non solo la Roma attuale ma anche quelle passate hanno visto come protagoniste delle donne.

Fino al 2010 a guidare la Roma è stata Rosella Sensi, figlia di Franco presidente dell’ultimo scudetto giallorosso del 2001. È suo l’ultimo trofeo della Roma, la Coppa Italia targata 2008.

Prima di lei invece toccò a Flora Viola, moglie di Dino, che alla morte del marito nel 1991 gestì la squadra giallorossa per tre mesi prima del passaggio di proprietà a Ciarrapico. Fu la prima donna a guidare un club di Serie A, solamente tre mesi sufficienti ad alzare però una Coppa Italia.




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Mogli e mamme procuratrici



Negli ultimi giorni dopo la decisione dell’Inter di togliere la fascia di capitano a Mauro Icardi, il ruolo di Wanda Nara, moglie e procuratrice, ha assunto un’importanza decisiva. Sia per le frequenti dichiarazioni, ma anche nella trattativa con i dirigenti nerazzurri. E poi anche l’unica vera debolezza di Zlatan Ibrahimovic. Se è vero che il suo procuratore è Mino Raiola, Helena la moglie ha avuto sempre un ruolo determinante nelle scelte del calciatore svedese.

Mogli ma anche madri come Veronique, la mamma del centrocampista del Psg Rabiot, più volte accostato al calcio italiano, ma che solo quest’anno lascerà definitivamente Parigi per vestire il blaugrana del Barcellona. Oppure Maria Dolores dos Santos Aveiro, la madre di Cristiano Ronaldo, il quale ha più volte detto: "Mia mamma ha sempre avuto l'ultima parola". Buona pace dei tifosi della Juventus che ora lo vedono in bianconero.

Per abbattere il muro misogino bisognerà però ancora aspettare. Tante donne però hanno assunto un ruolo determinante negli sviluppi del calcio negli ultimi anni. Una rivoluzione culturale, un salto nella normalità.

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