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Dalla C2 alla Champions, Fabio Liverani si racconta: "Ho un ricordo felice di tutte le esperienze da giocatore. Futuro? Valuto tutte le offerte"

| News calcio | Autore: Francesco Caruso

Quando si pensa a Fabio Liverani non può che venir in mente Perugia, perché in fondo è lì che è nato tutto. Certo, prima la Viterbese e, in parte, la Nocerina. Ma il Perugia di Gaucci... Perchè  ai presidenti che lo hanno avuto, Fabio ha sempre regalato grandi soddisfazioni, ma vuoi mettere pescarlo nell'anonimato della Lega Pro e farlo diventare un regista da 25 miliardi? Di soddisfazioni ne ha regalate tante anche ai suoi allenatori, in primis a Serse Cosmi, alla guida di una squadra imbottita di giocatori provenienti dalla Serie C diventati di colpo grandissimi protagonisti in massima serie. "Penso che arrivare a giocare in A sia il coronamento di un sogno per tanti giocatori italiani e per questo devo ringraziare la famiglia Gaucci - racconta Fabio Liverani ai microfoni di GianlucaDiMarzio.com- che mi portò a Perugia. Era un gruppo composto da un mix di giovani alla prima esperienza importante e di giocatori più esperti della categoria. Ai vari Mazzantini, Materazzi, Ze Maria si aggiunsero giocatori come me, Pieri, Blasi, Baiocco, Di Loreto, Bucchi. C'era pure Sean Sogliano, che oggi è il direttore sportivo del Verona. Tanti volti sconosciuti, ricordo che lo scetticismo era tanto. Ci davano tutti retrocessi già a settembre. Invece quella squadra, sotto la guida di Serse Cosmi, con grande lavoro e umiltà fece un campionato da stropicciarsi gli occhi, e stupì l'Italia. Da lì tutti noi cominciammo una carriera importante".
Un piccolo passo indietro, prima di continuare i capitoli più prestigiosi della carriera di Liverani, è quasi d'obbligo: "Cominciai nel settore giovanile della Lodigiani e poi da lì girai diverse città: NapoliPalermo e Cagliari, dove fui aggregato in Prima squadra da Trapattoni per il ritiro estivo. Dopo una buona annata con la Primavera ci fu la chiamata della Nocerina e dopo quella della Viterbese. Quattro anni molto importanti quelli di Viterbo che mi hanno regalato la grande opportunità di Perugia, in Serie A". A Perugia basta un anno e mezzo per far diventare Liverani uno dei registi più apprezzati della massima serie, tanto da convincere Sergio Cragnotti, allora presidente dei biancocelesti, a spendere ben 25 miliardi di lire per assicurarselo. La Lazio di quel periodo ha una delle rose più forti d'Italia, e Fabio gioca per i massimi obiettivi nazionali ed europei: "Arrivai in un gruppo pieno di campioni. Riuscimmo a vincere solo una Coppa Italia, ma per i primi tre anni lottammo per grandissimi obiettivi. C'era ancora la gestione Cragnotti quindi stiamo parlando di giocatori di primissimo livello. Gente come Stankovic, Simeone, Crespo, Mihajlovic, Favalli, Nesta, Stam, Peruzzi, Claudio Lopez, Ravanelli... e potrei pure continuare. Questo tanto per capire di che livello fosse la rosa. Una formazione che scendeva in campo per vincere contro chiunque e io mi trovavo in mezzo a loro alla prima grande esperienza. Nella Lazio sono stati cinque anni passati alla grande".
Un periodo fantastico della carriera, vissuto nella sua città, Roma. Ma tutto è destinato ad avere una fine e così Liverani, nel 2006, decide di firmare per una squadra che ambiva a tornare grande, la Fiorentina di Cesare Prandelli: "Dopo gli anni in biancoceleste sono passato alla Fiorentina da giocatore molto più esperto. Avevo 30 anni e andai a giocare in una società  che aveva un progetto diverso, ma non meno importante, ossia quello di entrare nelle prime quattro squadre d'Italia. Facemmo due anni stratosferici, sotto la guida di Prandelli. Oltre a me arrivarono giocatori importantissimi come Adrian Mutu e Santana, a completare una rosa formata da campioni come Luca Toni, Sebastian Frey, Jorgensen e dei giovanissimi Pazzini e Montolivo. L'obiettivo era entrare in Champions e nel giro di due stagioni ci riuscimmo, arrivando pure alle semifinali di Coppa Uefa". Dopo Firenze Fabio decide di chiudere la carriera a Palermo: "Tre anni molto belli in cui lanciammo giocatori come Pastore e Cavani e sfiorammo la vittoria della Coppa Italia e i preliminari di Champions". In tante stagioni giocate ad altissimi livelli, ma la Nazionale..."Nel periodo del mio esordio in azzurro si giocava poco con il regista. Poi arrivò Andrea Pirlo che da lì cominciò a occupare stabilmente quel ruolo. Non posso lamentarmi, purtroppo ci sono dei momenti in cui bisogna anche avere un pizzico di fortuna, ma io mi sento soddisfatto lo stesso. Penso che partire da dove ho iniziato e arrivare a giocare in Nazionale sia comunque una grande soddisfazione. E' vero che nella vita si può fare sempre meglio, ma alle volte bisogna sapersi accontentare di ciò che ti ha regalato. Non penso di essere stato penalizzato".
Appese le scarpette al chiodo Fabio Liverani ha deciso di dedicarsi al calcio nel ruolo di allenatore. Tuttavia dopo aver scalato tutte le varie categorie giovanili del Genoa l'esperienza in prima squadra non è stata fortunatissima. Troppo presto? "Non credo, questo dipende poi da tante componenti. Certo, visto come poi è andata a finire è facile concludere che forse fosse effettivamente troppo presto. Io penso che lo stesso giustissimo discorso, fatto per i giocatori, valga anche per gli allenatori: quando si punta sui giovani bisogna dar loro il tempo per esprimersi. Se punti su un allenatore giovane devi essere coerente con questa scelta. Questo è un discorso che vale per me come per qualsiasi altro collega. Io comunque l'ho presa come un'esperienza utile e positiva e posso solo ringraziare per questo, sarà molto importante nel corso della mia carriera. Sono felice di averla fatta". Lo scorso dicembre è arrivata la chiamata del Leyton Orient, in Inghilterra. Com'è andata? "Esperienza diversa. Sono subentrato a dicembre in una situazione parecchio complicata e con delle scelte di mercato fatte dalla precedente gestione. Nonostante tutto ho provato a centrare il difficile obiettivo della salvezza, con la speranza poi di costruire una squadra un po' più adatta alla mia filosofia di gioco e purtroppo non ci siamo riusciti. Da poco ci siamo incontrati con il presidente, con il quale mantengo tuttora un ottimo rapporto e abbiamo deciso di comune accordo di non proseguire, perché mancavano i presupposti in base al quale era cominciato il rapporto a dicembre. In questo modo entrambi avremo la possibilità di studiare nuove opportunità, lui per scegliere un nuovo allenatore, e io per valutare le offerte prima che cominci il mercato".
Chiunque abbia la fortuna di giocare o allenare anche in Inghilterra nota diverse differenze tra i due campionati. Per Liverani quali sono le principali? "C'è grande rispetto e non c'è la negatività che si respira qui in certe situazioni. Non esiste la cultura del sospetto e si valuta serenamente solo ciò che avviene in campo, e da ciò si dovrebbe prendere esempio. Detto questo anche loro hanno delle pecche, che magari noi non abbiamo. Noi siamo ancora  superiori da un punto di vista dell'organizzazione e della tattica. Però la cultura sportiva che ho trovato lì è unica e sono felice di aver fatto questa esperienza". Allenatore giovane, ma che sta già aggiungendo al curriculum esperienze di tutto rispetto.  Per il futuro Fabio Liverani ha delle preferenze? "Per la prossima esperienza non mi pongo limiti di categoria, sono giovane e non è un problema per me. Vorrei semplicemente trovare una società dove ci sia u' idea condivisa tra allenatore e dirigenti, in modo da poter costruire la squadra secondo una certa filosofia di calcio e, di conseguenza, poter scegliere i giocatori assieme. La categoria non è un problema, non ho fretta". Grandissima umiltà, una delle qualità che lo ha sempre contraddistinto.
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