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Da Roby-gol a Mister-Chef: Roberto Scarnecchia e quel calcio ai fornelli. “E per Garcia riso Venere, fragole e gorgonzola”

| News calcio | Autore: Redazione

Da calciatore è stato un autentico cavallone di fascia, indossando in serie A le maglie di Roma, Napoli e Milan senza mai avvertirne il peso nelle sue lunghe corse, conquistando anche due coppe Italia in giallorosso, oggi scatena la sua fantasia ai fornelli, tra la Capitale e Genova, e allena nei campi di serie D, dove ha conquistato il titolo di Mister-Chef. Nel mezzo, si è laureato in economia politica e ha scritto un libro (L’uovo di Colombo, 2007): ritratto di Roberto Scarnecchia, romano doc, 57 primavere sulle spalle e l’entusiasmo di chi condivide due passioni, il calcio e la cucina, e le fa reincontrare tra le colline di Carpeneto e il centro di Roma, nel suo ristorante dal nome emblematico. “Si chiama Undici, identifica la mia persona nella cucina: era il mio numero di maglia, è il numero dei calciatori che scendono in campo. L’ho scelto per questo. La piccola ristorazione è una parte importante della mia vita, ma il calcio resta il primo amore”. Un amore vissuto per 15 anni sul rettangolo verde, mentre nel tempo libero Roby-gol, come lo chiamavano a Barletta, si dava da fare anche ai fornelli: “Ho iniziato a stare in cucina sin da piccolo accanto a mia madre, poi durante la parentesi calcistica cucinavo per tutti. Per la famiglia, i compagni, poco cambia: la cucina richiede un talento naturale, ma senza applicazione fai poco. E questo l’ho imparato sul rettangolo verde”. In campo era un esterno di fantasia, oggi fa l’allenatore in serie D: lo chef  “media i ruoli-assicura Scarnecchia-la preparazione dell’accoglienza e il coordinamento dei tuoi collaboratori richiede la capacità di fare squadra, ma quando c’è clientela a cena devi scendere in campo”. I ricordi da calciatore si accavallano durante la chiacchierata (“Il gol nel derby con il Milan, la promozione in B con il Barletta, le due coppe Italia vinte, un gol in rovesciata con la Roma contro il Catanzaro”), gli aneddoti anche (“Il massaggiatore del Napoli un giorno disse a me e ad altri due romani che giocavano nel Napoli che componevamo una bella coppia”). ma la voce vibra quando gli chiedi di giudicare il momento delle tre big che ha rappresentato in carriera: “Roma e Napoli hanno avuto un cammino inizialmente altalenante, ma hanno calciatori la cui forza è indiscutibile: credo che Garcia e Sarri abbiano trovato il profilo giusto, ma devono mostrare continuità nelle idee. Garcia, in particolare, deve evitare troppi svolazzi e deve abbandonare alcune convinzioni sulle quali a volte insiste troppo. Quanto al Milan, credo che Mihajlovic abbia solo bisogno di tempo: hanno cambiato 7/11, hanno speso 90 milioni e deve ancora assemblare al meglio la rosa, ma non è semplice. Occorre pazienza, come in ogni buona ricetta”. E se gli capitassero a cena, Scarnecchia non ha dubbi: “Per Garcia un risovenere con gorgonzola e fragole, mentre per Sarri e Sinisa mi affiderei alla tradizione capitolina”. Il dolce lo assegnerebbe invece alla inattesa capolista del campionato, la Fiorentina: “E’ una società straordinaria, che rappresenta il calcio pulito e divertente: ha poche star e tanta genuinità. Li omaggerei con una torta meringata e una bella crema pasticcera, semplice, delicata e saporita”. Papabili clienti, ma anche colleghi: “Mi chiamano Mister-chef proprio perché svolgo le due attività contemporaneamente: in cucina sarei una miscela stabile. Mi piace un calcio offensivo e divertente: ad ora posso aspirare solo alla D. Il sogno nel cassetto da allenatore? Allenare il Barletta (società di Eccellenza per la quale è supervisore dell’area tecnica), è stata una piazza dove ho lasciato il cuore”. Tra i progetti, non manca una biografia: da calciatore o chef, si vedrà. Ma, chiosa lui con l’aria guascona che non l’ha abbandonato, “potrebbe essere anche un ricettario calcistico”. Luca Guerra
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