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Da Francoforte a Reggio Emilia: Kevin Prince is back!

| News calcio | Autore: Francesco Porzio

L'infanzia difficile di Berlino, gli inizi nell'Hertha, l'esplosione in Serie A. "Boa" torna dove è diventato grande.

Da “Panke” al Sassuolo: Kevin Prince Boateng torna in Italia. Lo fa dopo anni in cui è stato protagonista prima in Spagna con il Las Palmas e l'anno scorso in Bundesliga con l’Eintracht Fracoforte. Ma c’è un filo conduttore nella vita (anche sportiva) di Kevin Prince: Berlino.

Se capitate dalle parti di Wedding (nord-ovest della città) alzate gli occhi. Proprio davanti alla stazione della metropolitana di Pankstrasse c’è un enorme murales che raffigura tre fratelli: due famosi giocatori e un rapper, sono i fratelli Boateng.



Kevin cresce nel quartiere berlinese di Wedding. Dove la multiculturalità è un valore, e non un problema. Ma l’aria non è quella hipster che si respira nel resto della città. Anche oggi è così, figuriamoci negli anni Novanta quando tre fratellini dovevano trovare la loro strada. Kevin e Jerome hanno praticamente la stessa età (il difensore del Bayern Monaco è un anno più piccolo), ma a crescere insieme a Kevin è l'altro fratello, George.

George Boateng in Germania è meglio conosciuto come BTNG, e di mestiere fa il rapper. George e Kevin hanno una madre diversa rispetto a Jerome, che infatti è cresciuto in un quartiere benestante della capitale tedesca.

La storia dei tre fratellini è però un simbolo della nuova Germania multi-etnica. Non a caso proprio su di loro si è basato un libro prima e poi uno spettacolo teatrale chiamato “Peng Peng Boateng”, che racconta la loro storia. Berlino è molto presente nella vita dei tre fratelli, ognuno per un motivo diverso. Il calcio al centro di tutto. A Wedding, precisamente a Travemünderstrasse, Kevin e Jerome hanno iniziato a dare i primi calci ad un pallone. Nel “Panke”, una vera e propria gabbia, dove ancora oggi ragazzini di tutte le età si ritrovano per giocare. Lì dove i Boateng si sono imparati a conoscere davvero anche fuori dal campo.

Nel 2015 è uscito il singolo di BTNG chiamato "Kafigtiger", gabbia di tigre, e nel videoclip (simbolicamente, ma non solo) compaiono anche Kevin Prince e Jerome. Tutto, ovviamente, ambientato nel Panke, la loro "gabbia".




Berlino è però la città che li ha uniti e divisi allo stesso tempo. Visioni diverse per caratteri diversi. E infatti Jerome ha scelto di rappresentare la Germania mentre Kevin il Ghana. Decisioni che hanno sempre sentito e voluto difendere. Mentre il rapporto tra Prince e la federazione ghanese è precipitato negli ultimi anni, Jerome è stato il primo giocatore di colore a diventare capitano della Germania contro il Brasile a marzo in amichevole. Dove? A Berlino, ovviamente.

Già, ma prima di arrivare al Milan (passando dall’Inghilterra e dal Borussia Dortmund) c’è la squadra che ha cresciuto letteralmente i due: l’Hertha. Arrivati giovanissimi, hanno fatto tutta la trafila prima di debuttare in prima squadra. Così, il 13 agosto 2005, Kevin Prince esordisce in Bundesliga. A Berlino, nell’Olympiastadion che dopo undici mesi avrebbe visto trionfare l’Italia ai Mondiali. E in quell’Hertha ci giocava anche Niko Kovac, allenatore che ha rilanciato “il Boa” l’anno scorso a Francoforte e che l’anno prossimo allenerà (mercato permettendo) suo fratello Jerome al Bayern. Destino.

Ma l’Hertha non può essere per sempre, così Kevin viaggia tra Inghilterra e Dortmund senza però trovare la giusta continuità. Così un giorno dell’estate 2010 arriva il Milan che, tramite il Genoa, lo porta in Italia. Nello Di Martino, team manager dell’Hertha, lo consigliò all’allora direttore generale rossonero Ariedo Braida. Il talento era evidente, gli serviva solo il giusto ambiente per poter sbocciare definitivamente. Nello lo sapeva, e aveva ragione.

Quel Milan sembrava fatto su misura per Kevin. L’asse Thiago Silva-Nocerino-Boateng-Ibrahimovic era l’anima della squadra, che beneficiava ancora delle giocate di veterani come Clarence Seedorf e van Bommel in mezzo al campo. Un mix di esplosività ed esperienza, sufficiente per riportare lo Scudetto a Milano sponda rossonera dopo il dominio dell’Inter (e prima di quello della Juventus degli anni successivi).

Poi il Boateng degli ultimi anni lo conosciamo. Quel gol magnifico contro il Barcellona a San Siro, le giocate, i balletti di Michael Jackson. Insomma, una gioia per gli occhi dentro e fuori dal campo. Anima e cuore di quel Milan. Poi il ritorno in Bundes allo Schalke 04, un breve "comeback" rossonero nel 2016 e la parentesi spagnola al Las Palmas. L’anno scorso il richiamo della Germania, all’Eintracht con Kovac in panchina dove è stato protagonista assoluto e punto di riferimento della squadra che ha strappato al Bayern la coppa nazionale. Vinta, ovviamente, ancora a Berlino. La sua città, la città dei fratelli Boateng.

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