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Che storia Bonazzoli: "Siena, ti porto in Serie B. Vi racconto la mia carriera: Pirlo, Mazzarri, il Milan e le scarpette..."

| News calcio | Autore: Lorenzo Buconi

Emiliano Bonazzoli racconta. Un ‘cantastorie’ speciale. Una carriera speciale. Dalle magie della Reggina, da quel gol alla ‘Van Basten’ contro la Lazio, alla Robur Siena. Di anni ne sono passati. Ciò che non è passata, invece, è la voglia di fare gol, la passione per il calcio. Gli si legge in volto. Sorridente, pacato. E, poi il contesto a rendere tutto un po’ più magico: Piazza del Campo. Il cuore di Siena, dove si svolge il Palio. Arriva in Toscana in estate, dopo la brevissima esperienza a Miami. Sorprende tutti per la sua umiltà, per la sua fame di gol. Domenica la squadra di Atzori ha vinto la prima partita della stagione, contro il Rimini. Chi segna? Scontato, Emiliano Bonazzoli. "E la gioia – confida – è stata la stessa della prima volta".

“Sono molto soddisfatto sia per me che soprattutto per la squadra. Questa è una piazza importante, l’ho scelta con felicità e convinzione. Sono qui – racconta a GianlucaDiMarzio.com - grazie all’allenatore. Atzori lo avevo avuto alla Reggina e dopo l’addio ai Miami ci siamo subito sentiti. Ho firmato per un anno, poi vedremo. A Siena c’è un progetto serio e spero con i miei gol di portare la squadra in Serie B. Oltre ad Atzori, conoscevo già anche il capitano, Daniele Portanova. E’ un grande leader".

Il gol, la tensione prima di ogni partita, l’Italia in generale, tutto questo mi mancava tantissimo quando ero negli Stati Uniti. Sono stato a Miami meno di tre mesi perché volevo tornare a misurarmi in campionati importanti, in un calcio ‘vero’. Poi chissà che tra qualche anno non ci torni. Così magari ritrovo Andrea Pirlo (ride). Per me è il più forte di tutti. Ho giocato con lui nelle giovanili del Brescia e della Nazionale. Mi ha incantato, è fantastico. Dalla prima volta che l’ho visto in campo, ho capito che sarebbe diventato un fenomeno. Siamo amici, anche se non ci sentiamo da un po’ di tempo”.

Un passo indietro, Reggina e Sampdoria. Due maglie che per Bonazzoli hanno un significato speciale: “La Reggina ce l’ho nel cuore. Sono stati sei anni splendidi. L’affetto della gente, le vittorie. Fossero andate diversamente le cose, mi sarebbe piaciuto chiudere la carriera lì . L’altra squadra che ‘amo’ è la Sampdoria. Una piazza eccezionale, avevo cominciato bene. Donadoni mi aveva chiamato in Nazionale e anche il Milan si era interessato a me. Poi però la cosa non era andata in porto perché quell’anno avevo già fatto tre trasferimenti. Da lì sono stato molto infortunato, ho rotto due crociati”.

Ha cambiato tante squadre, tante città, tanti allenatori. Se li ricorda tutti, due in particolare: “Walter Mazzarri e Cesare Prandelli. Diversissimi, ma molto preparati. Mi hanno fatto crescere molto. Mazzarri parla poco, è un tipo burbero. Osserva tutto. Ricordo che durante gli allenamenti si sedeva in panchina e segnava ogni cosa, non gli sfuggiva niente. Gli bastava uno sguardo per farti capire tutto. Ricordo anche che eravamo tutti stupiti per quanto fumasse. Prandelli, invece, è uno che parla tantissimo con i giocatori, voleva sempre confrontarsi con noi. Una persona tranquilla, col sorriso”.

Ora, però, dobbiamo salutarlo. ‘Bona’ deve andare a comprare un altro paio di scarpette da calcio. La sua passione, anche se trovarle non è facile: “Le cambio in continuazione. Anche perché sono molto scaramantico e se, ad esempio, ci sbaglio un gol le sostituisco subito. Ho la media di un paio ogni due settimane. Anche se per trovarle faccio una fatica! Porto il 47. E i miei compagni nello spogliatoio mi ci prendono un po’ in giro. Mi dicono ‘Ah, c’hai le pinne’ o cose del genere (ride)”. Lo seguiamo al negozio? La tentazione c’è, perché Emiliano è una di quelle persone che ti conquista con tre parole. Ti conquista il suo amore per questo sport. Va beh dai, per oggi basta così. Appuntamento al prossimo gol. Anzi no, siamo a Siena. Quindi alla prossima Verbena.

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