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Bellinzona, Türkyilmaz si racconta: "Di nuovo in campo a 47 anni? Sono pazzo, ma voglio aiutare i giovani"

| News calcio | Autore: Redazione

2 settembre 2002, Bellinzona è in festa. E' il Kubi Day, il giorno del ritiro dal calcio giocato di Kubilay Türkyilmaz, uno dei giocatori più rappresentativi della storia svizzera. Chiare origini turche, personalità da vendere. 6000 tifosi allo stadio, per salutare un talento che ancora oggi mantiene la leadership nelle statistiche della nazionale elvetica. Una carriera lunga e dispendiosa, che lo ha visto indossare maglie pregiate, anche in Italia. Bologna e Brescia, dove ha condiviso il campo con grandissimi campioni. Poi, Galatasaray, in Turchia, oltre a Grasshoppers, Servette, Bellinzona, Locarno e Lucerna, proprio in Svizzera. Fare gol, il suo mestiere. Quel 2 settembre, però, a 36 anni suonati, Türkylilmaz aveva deciso di dire basta. Il record di reti in nazionale, ben saldo sulle spalle. Superato solo nel 2008, da Alexander Frei. "Si, ma la media più alta rimane la mia". Uomo simbolo di una città, Bellinzona, e di una nazione intera, Kubi ha voluto raccontarsi a GianlucaDiMarzio.com. Una storia di amore per il calcio, un cuore che non ha mai smesso di battere per il pallone. "Come tutti gli ex calciatori ho iniziato a giocare a golf, sono diventato anche abbastanza bravo. Non amo stare fermo e non ho mai smesso veramente col calcio. Ho giocato in piccole società qui della zona, nei campionati inferiori. Mi sono occupato, soprattutto, della famiglia, che avevo un po' trascurato quando giocavo tra i professionisti. Poi, sono stato particolarmente attivo nel sociale: ho preso parte a tantissime iniziative, oltre che reinventarmi piccolo imprenditore. Ho aperto qualche negozio di telefonia e di vestiti". Ma, al calcio, non si comanda. Il Bellinzona nel 2013 fallisce, la società crolla sotto i debiti ed è costretta a ripartire dalle leghe inferiori. Allora, Türkyilmaz decide di rimettersi in gioco, a 47 anni, dopo più di dieci da quello storico addio. "Come mai? Perchè son pazzo. Non ho mai smesso di giocare, alla fine. Anche se lo facevo con i vecchietti, non mi è mai passata la voglia. Dopo il fallimento del Bellinzona, l'ho vista come un'opportunità. Dovevano ripartire dopo questo disastro, avevano bisogno di un personaggio. Siccome, a parole, i giovani non ascoltano mai, ho deciso di mettermi in gioco, di allenarmi insieme a loro, per trasmettere un po' della mia esperienza". La città di Bellinzona - come prevedibile - di nuovo in festa. Ritrovare in campo, dopo così tanto tempo, uno dei pezzi pregiati della storia calcistica svizzera, ha rinvigorito gli animi dei cittadini e dei tifosi. "Hanno accolto alla grande questo mio ritorno. L'unico sotto pressione, ora, è l'allenatore", ammette ridendo. "Perchè non sa se farmi giocare o no. Io mi sto allenando senza dire niente, vediamo se prima o poi riesco a convincerlo. Una partita l'ho già giocata, ho anche segnato. Ma, in fondo, credo abbia ragione lui: la precedenza va ai giovani, ai ragazzi, che devono dimostrare le loro qualità. Fino ad adesso sono stati bravi". Nel periodo di sosta di Türkyilmaz, tanti eventi particolari. Non solo negozi e nuove esperienze, ma anche una chiamata del tutto inaspettata: "Sono stato convocato dall'esercito turco, è vero - racconta Kubi - Io ho fatto il militare qui in Svizzera, quindi da regolamento non dovrei fare la leva in un altro paese. Ma siccome ho la doppia cittadinanza, non sapevo ci fosse un'altra norma: se vivi più di 10 mesi in Turchia, devi fare di diritto anche lì il militare. Questo l'ho scoperto perchè, da ambasciatore per i Mondiali di Istanbul U18, fatta la richiesta per andare nel paese di mio padre, mi hanno fatto sapere che ero ricercato militare. E ho dovuto saldare un'ingente somma per poter partecipare all'evento della Fifa". Storia di vita e di calcio, che non ne vuole sapere di concludersi. Dal 1986 al 2014, Kubilay Turkyilmaz è ancora l'eroe di Bellinzona: scarpe con i tacchetti e quella voglia matta di fare gol...   A cura di @DiegoErrichetti
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