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Stelitano, giramondo del pallone: “Da Messina alla Mongolia per il calcio”

"Buongiorno, da voi è mattina vero?". Qui sì, lì? "Sono le 17.20, siamo sei ore avanti". Dove? In Mongolia, Asia: "Mi sono trasferito da un mese, gioco con l'Anduud City e mi sto ambientando a una realtà nuova. E' un tassello in più da aggiungere alle mie esperienze".

Già, perché Antonio Stelitano – difensore classe '87 – è un giramondo del calcio: "In quanti Paesi ho giocato? Italia, Argentina, Romania, Spagna, Repubblica Dominicana, Lituania, Mongolia". E ce ne sarebbe stato anche un ottavo: "In Uruguay non ho mai debuttato per problemi burocratici". E pensare che: "Quando da ragazzino andavo in ritiro per 15 giorni stavo sempre attaccato al telefono con la mia famiglia. Sono molto legato a loro": Giramondo sì, ma per caso: "Non ho mai sognato di fare tutti questi viaggi, sono stato spinto dalla mia determinazione e dalla fame di calcio, per la quale sono disposto ad andare ovunque".

Alt, procediamo con ordine: "Nel 2009-10 la prima stagione tra i pro all'Igea Virtus in Serie C". Poi inizia il lungo viaggio: "In Argentina quando giravo per strada mi chiamavano 'eltano', italiano. Spesso capitava anche di incontrare persone che parlassero il dialetto pugliese". Viveva a Rosario, la patria di Di Maria e Messi: "Città bellissima ma pericolosa".

In Romania è stato capitano in seconda divisione, a Santo Domingo ha vinto il campionato con il Moca: "Primo italiano a giocare e vincere lì". Sì, ma l'allenatore non aspettava lui: "Voleva un difensore di colore perché cercava uno grintoso. Quando vide che ero bianco rimase stupito, ma alla fine mi disse che ero il suo bianco-nero".

La Juventus non c'entra niente: "Da piccolo tifavo Milan. Ora sono più un simpatizzante, piano piano mi sono interessato sempre meno concentrandomi più su me stesso". Una mezza opportunità in Italia c'era anche stata: "Avevo firmato col Parma ai tempi di Donadoni e Cassano. Ma ogni anno mi giravano in prestito e non giocai mai con loro".

Valigia sempre in mano, pronto per un'altra tappa in giro per il mondo: "Sono stato in Spagna per due periodi diversi della mia carriera. Nel primo non mi sentivo nemmeno all'estero perché vivevo con ragazzi italiani, la seconda volta giocavo in terza divisione col Melistar, la città di Melilla, che praticamente era in Marocco".

"In Mongolia il calcio sta crescendo"

L'anno scorso è finito in Lituania: "Avevo firmato col Nevezis in seconda divisione, dovevamo ammazzare il campionato ma la promozione ci sfuggì all'ultimo. Lì vivevo con il mio migliore amico giapponese". Nonostante la delusione, Antonio racconta con un sorriso anche quell'avventura: "Cerco di prendere il meglio di ogni esperienza che faccio".

Sorriso sempre stampato sulle labbra, in Lituania come in Mongolia: "L'idea è nata dai miei agenti Gianluigi Marraffa e Davide Stuto. Per il mio arrivo qui è stata importante anche l'intermediazione dell'allenatore Marco Ragini, che l'anno scorso ha fatto molto bene all'Ulaanbaatar ed è stato lui a segnalarmi".

Paese che vai, abitudini che trovi: "Vivo nella capitale Ulan Bator. E' un mix tra la Russia e il Giappone, pieno di macchine e grattacieli. Pensate che la mia casa è al 13° piano". Problemi zero. Anzi, uno solo: "Qui non tutti parlano l'inglese. Per fortuna ci sono l'allenatore (serbo) Vojkan Braallusic e il direttore generale (tedesco) Christian Wolf che mi stanno dando una mano ad ambientarmi". A proposito: "Il calcio non è il primo sport nazionale in Mongolia, ma si sta sviluppando sempre di più. Il nostro direttore sta facendo un gran lavoro e vuole far nascere un'Academy importante e creare affiliazioni con club europei".

Un inizio di campionato tra alti e bassi: "Siamo una squadra con molti giocatori nuovi di tante nazionalità diverse, ci vuole tempo per formare il gruppo". E a volte si comunica a fatica: "In mezzo al campo capita anche di parlarci a gesti. Io sono un terzino destro ma qui sto facendo il centrale". Difensore vecchio stampo: "Non sono uno alla Cancelo, quando gioco sulla fascia non spingo molto". Modelli? "Thiago Silva e Sergio Ramos".

Ogni tappa una nuova esperienza di vita, ma il cuore l'ha lasciato nella sua Messina: "Quando ritorno mi emoziono sempre, sono innamorato della mia città". Casa dolce casa: "Ci sono momenti difficili nei quali ti senti lontano dalla famiglia, ma io mi ritengo fortunato a poter fare questo tipo di vita". Onesto: "E' vero che faccio tanti sacrifici, ma sempre tra virgolette. Quelli veri li fanno altre persone, non io".

Quest'anno è in Mongolia, ma ma la valigia è già lì sul tavolo, pronta per nuove destinazioni: "Ho avuto contatti a Malta e per un ritorno in Spagna, con questo lavoro non si sa mai cosa può succedere". Anche se un obiettivo ce l'ha: "Mi piacerebbe giocare in Brasile, ma voglio considerare tutte le variabili". Un pallone sotto braccio e la determinazione di chi non molla mai, Antonio Stelitano alla conquista del mondo.

Redazione

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