Interviste e Storie

Inter e Chivu, una prima perfetta

Cristian Chivu, Inter – Credits: Federico Piovesan

I nerazzurri sono tornati a San Siro per la prima volta dopo la delusione di Monaco e con il rumeno in panchina: 5-0 al Torino e una risposta ai dubbi.

L’ultima volta a San Siro l’Inter aveva salutato il suo pubblico con la prima grande delusione della scorsa stagione. Era il 18 maggio 2025, i nerazzurri pareggiano con la Lazio, mancando così il sorpasso sul Napoli, fermato dal Parma di Cristian Chivu. Restava, però, ancora quella finestra aperta sul sogno cullato per mesi.

Un’estate dopo quella squadra è tornata nel suo stadio. Alle spalle la delusione di Monaco, l’addio di Simone Inzaghi, un Mondiale per Club negativo e le polemiche e i dubbi che hanno circondato per settimane l’ambiente nerazzurro. Davanti c’era ancora Marco Baroni, questa volta sulla panchina del Torino. A guidare i nerazzurri, invece, Cristian Chivu nella sua prima da allenatore dell’Inter al Meazza.

Tante le domande su come avrebbe reagito il gruppo dopo la sconfitta contro il PSG. E tante la curiosità su quale sarebbe stato l’impatto di Cristian Chivu. La risposta è stata probabilmente la migliore possibile. A tratti sorprendente. E non solo per il 5-0 (lo stesso risultato subito in finale di Champions), ma, soprattutto, per l’atteggiamento, l’entusiasmo e la serenità dimostrati.

È stata la sera della ThuLa, tornata a splendere dopo l’estate. È stata la sera di San Siro, pieno e al fianco dei giocatori. È stata la sera dei nuovi acquisti, con la sicurezza di Sucic e il gol di Bonny. È stata, soprattutto, la sera di Chivu e della prima pagina di un nuovo ciclo. Il passato è alle spalle, è tempo di nuovi orizzonti.

Lautaro Martinez, attaccante Inter (Credits Photo: Federico Piovesan)

Chivu, l’allenatore

13 le panchine di Cristian Chivu alla guida di una prima squadra prima di arrivare all’Inter. Per qualcuno un azzardo, per altri una scommessa. In casa nerazzurra, invece, non si è mai trattato di questo. Una scelta ragionata e voluta, dettata dalla volontà di consegnare il gruppo a una persona che conoscesse l’Inter e l’interismo. E la partita del suo ritorno a San Siro, questa volta da allenatore, ha raccontato un allenatore che di spazio all’inesperienza ne ha lasciato poco. Anzi, non ne ha lasciato. Conte e Inzaghi avevano esordito con un 4-0, è riuscito a fare meglio.

Quella di Cristian Chivu è una passionalità calma e positiva. Già, calma e positività. Queste due sono state le due direttrici dell’allenatore durante i 90’. Sempre in piedi a guidare la squadra, chiamare il pressing, applaudire i giocatori. Questa, forse, la cosa che più cattura l’attenzione. Il suo costante e convinto atteggiamento di sostegno ai suoi ragazzi. Un allenatore al loro fianco. Esultanze pacate, soddisfazione nel vedere la fase difensiva e le linee di passaggio avversarie chiuse, il cinque dato a tutti i suoi collaboratori al termine della partita. Ha toccato le corde giuste. Non era facile. Ma quello di San Siro è il racconto di un’Inter ritrovata e, per certi versi, rinata.

Conferme e novità

E poi ci sono i giocatori. La formazione iniziale è la stessa di Monaco, eccetto Sucic al posto di Calhanoglu. Anche il 3-5-2 di partenza è lo stesso. Inizia a vedersi, però, un’interpretazione diversa che risponde alla “filosofia fluida” del suo allenatore. L’impressione è chiara fin da subito: l’Inter sembra avere la mente libera. Libera dai fantasmi e dalle scorie di Monaco e dell’estate. Dopo 18′ trova il vantaggio con Bastoni. La sua esultanza, carica e sentita, sa di liberazione e sollievo. Di un punto deciso messo al passato. E, restando sulle esultanze, ci sono quelle di Thuram e Lautaro. Felice e condita dal solito sorriso, quella del francese. Rabbiosa e passionale, quella del capitano. Un capitano che nel primo tempo aveva esultato per una rimessa laterale conquistata grazie a una scivolata. L’immagine di chi non ha mai smesso di crederci.

E per chi avesse avuto dubbi sulla ThuLa, la risposta è arrivata. Nel loro abbraccio, nella loro intesa, nella loro forza. Infine, ci sono i nuovi. Su tutti il numero 8, Petar Sucic, che nuovo non lo sembrava. Una prestazione fatta di sicurezza e personalità. Una buona presentazione. E poi Ange-Yoan Bonny, in gol al suo esordio. Il compito era dei più difficili. Ripartire dopo un 5-0 in una finale e farlo dando inizio… a un nuovo inizio. Chissà quanti quel 18 maggio avrebbero pensato a un’Inter senza Inzaghi in panchina. Chissà quanti avrebbero pensato a questa prestazione dopo l’estate passata nella Milano nerazzurra. La (grande) prima di Cristian Chivu.

Nicolò Franceschin

Nato nel 1997 tra Milano, Como e Lecco. Laureato in Giurisprudenza, ma ai codici ho preferito una penna. Cresciuto con Maradona (il calcio), ma anche Ronaldinho e Sneijder. Il fascino del numero 10. Credo nella forza delle parole. Verità e narrazione. In giro in macchina per stadi, campi e strade alla ricerca di nuovi colori da scrivere, perché ognuno ha una sua sfumatura. Le note del telefono che si riempiono di storie, alcune il cui finale è ancora tutto da scrivere. Una di queste è la mia. Raccontare emozioni e dare voce a chi non ce l’ha.

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