Dietro il successo dell’Inter di Simone Inzaghi c’è un grande punto di forza: la difesa. Un reparto che si è rivelato fondamentale per i nerazzurri. Una difesa non arroccata, mobile, primo punto di partenza in fase di impostazione, mai statica, spesso proiettata e decisiva in attacco, e rocciosa in copertura. Uno dei segreti del ventesimo scudetto della società nerazzurra.
Per analizzare la costruzione del reparto, è bene partire dalla genesi, dall’estate. I nerazzurri salutano quello che era stato uno dei difensori più forti del campionato, Skriniar, partito a scadenza di contratto direzione Parigi, oltre a Onana in porta e a D’Ambrosio. Acerbi è reduce da una buona stagione, terminata con un’ottima finale di Champions marcando Haaland, De Vrij si conferma sempre elemento affidabile, oltre che veterano (arrivato all’Inter nel 2018). Bastoni è un giocatore di caratura mondiale, mentre Darmian ha addirittura elevato le sue prestazioni, dimostrandosi più che affidabile sia da terzo che da quinto.
I numeri, però, mentre in Europa sono stati ottimi, con solo 4 reti subite in tutta la fase a eliminazione diretta, in Serie A sono stati quasi deludenti: 42 i gol incassati in campionato. Necessario cambiare. Per primo, è arrivato Bisseck, giocatore dal fisico imponente, sulla scia dei difensori che si sono imposti in Serie A, ma da plasmare, quindi Sommer dal Bayern Monaco in porta, e sempre dai bavaresi il campione del mondo e d’Europa Pavard, che ha fatto di tutto per arrivare a Milano, subito autoappellandosi come “Benji l’interista”.
Sin da subito il reparto si è mostrato coeso. Oltre agli infortuni. Sono stati tanti i terzetti difensivi schierati da Inzaghi nel corso della stagione: Bastoni-Acerbi-Pavard, Bastoni-De Vrij-Darmian, e anche Carlos Augusto spesso schierato in quella posizione. Il risultato? Lo stesso. La difesa dell’Inter difficilmente si è dimostrata distratta (un caso è stato il pareggio con il Cagliari, come fatto notare da Inzaghi).
Duttilità, un corpo unico la difesa che orchestra la manovra dell’intera squadra. Se Calhanoglu arretra per impostare, Bastoni sale. Sovrapposizioni interne ed esterne. Una difesa azzurra (che potrebbe rappresentare il blocco che Spalletti userà a Euro2024), ma che non rispecchia la tradizione italiana. Nessun blocco, nessun “pullman” davanti alla porta. E’ tutta una questione di movimento.
Al momento, quella dell’Inter è la miglior difesa (numeri alla mano) dei top-5 campionati europei in termine di gol subiti. E anche per quanto riguarda quelli segnati, il numero è più che positivo: un gol segnato da Bastoni (3 assist), due gol per Bisseck, uno per De Vrij, due (e un assist) per Acerbi, due gol e due assist per Darmian, tre assist per Carlos Augusto e cinque gol e sei assist per Dimarco. Una base solida nei numeri, liquida nei movimenti, rocciosa nelle due aree, alla base della costruzione del ventesimo scudetto della storia nerazzurra.
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