Le trame che la realtà è capace di scrivere, talvolta, rasentano i limiti del paradosso. Disegnare situazioni insolite, in periodi quantomai movimentati e oggetto di scossoni interni, vedendo come protagonista chi non ti aspetti: un po’ come Andrea Ranocchia, sorpresa di serata di un’Inter approdata facilmente agli ottavi di finale di Europa League.
Volée vincente da limite dell’area: esultanza rabbiosa, con mano battuta sul cuore, a ribadire il legame con la maglia che veste ormai da 7 stagioni. Cose che capitano (per usare un gioco di parole)…nei giorni del Capitano: quelli in cui la fascia passa dal braccio di Mauro Icardi, ancora sonoramente fischiato da S.Siro nei pochi istanti di presenza sul maxischermo, a Samir Handanovic. Gesto e avvicendamento in cui, ormai più di 4 anni fa, proprio Ranocchia venne direttamente coinvolto, lasciando senza alcuna polemica il grado all’attaccante argentino.
Questione di atteggiamento e attaccamento: quello che Ranocchia non ha mai smesso di avere per i suoi colori, pur degradato e relegato ad un ruolo di riserva, con pochi minuti a disposizione. Aspetto da sempre amato dal tifo nerazzurro, anni fa come oggi, ricordato in dichiarazioni simbolo di maturità e comprensione di una difficile realtà: dove le critiche si sono rivelate motivazione per rilanciarsi, senza abbattersi, sentendosi “Capitano tutti i giorni”.
E tra una dichiarazione e l’altra, mettendo la faccia per primo dopo il K.O. interno contro il Bologna, “Frog” è rinato idolo del suo popolo. Pur vedendo il campo di rado, ma senza mai lasciar trasparire lamentele o infelicità, mettendosi a disposizione in ogni occasione. Dando alla fascia un puro valore simbolico, consapevole di “essere un giocatore che per l’Inter dà tutto se stesso”: anche con ruoli inusuali, da bomber improvvisato nei finali di partita, e gol di notevole fattura. Come quello contro il Rapid. Cose che capitano…nei giorni del Capitano: con una fascia persa da tempo solo materialmente e custodita in silenzio, anno dopo anno, nel cuore.
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