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Inter, scene da Champions. Tra abbracci e rinunce, tre punti d’oro a Frosinone

 

A volte per andare avanti, serve fare un passo indietro. Rinunciare a qualcosa per inseguire un bene più grande. Un baule con due maniglie grandi, per dirla alla Spalletti.

 

Ci sono due immagini che resteranno della vittoria dell’Inter a Frosinone. La prima è al minuto 36: rigore per i nerazzurri. C’è Icardi in campo, tutti si aspettano che vada lui sul dischetto. Invece va Ivan Perisic. Non c’è nessuna discussione. Il croato parte e spiazza Sportiello. Il primo che va a congratularsi è il numero 9. Perisic lo vede arrivare e gli dà un buffetto. Non è un abbraccio da amici, ma poco importa. Professionisti veri, ribadendo sul campo quell’unione d’intenti che Spalletti aveva celebrato in un post venerdì. “Si sono parlati sul momento e hanno deciso di fare così. Si sono sistemati sul momento tra di loro, comportandosi in modo intelligente”, afferma il loro allenatore in conferenza stampa, che sorride anche per la seconda immagine importante della fredda notte ciociara.

 

 

Un contropiede al 93’, l’occasione per chiudere la partita dopo l’assedio del Frosinone nell’ultima mezz’ora. Icardi ha la palla sul destro poco fuori dal limite. Pochi minuti prima ha fallito l’incornata del ko da pochi passi. L’istinto gli dice di cercare la via del gol, la ragione gli suggerisce la scelta giusta: filtrante per Vecino che s’inserisce e chiude i conti. L’Inter vola a più sei sulla Roma, prossima avversaria a San Siro nel sabato prima di Pasqua.

 

Una ritrovata comunione d’interessi, dimostrata anche nei momenti di sofferenza. Perché l’Inter domina per un’ora e poi si eclissa dopo aver subito il gol dell’1-2 di Cassata. Fino a quel momento il Frosinone ha fatto da sparring partner. Da quella rete invece cambia tutto: Ciano sfiora il pareggio su punizione, imitato da Ariaudo di testa poco dopo. Un patimento che a guardare i numeri sembra quasi impossibile: 71% di possesso palla, 689 passaggi fatti contro 270.

Anche con questi dati, l’Inter ha sofferto. E ha chiesto gli straordinari a un ninja ritrovato. Nei tre punti nerazzurri c’è il marchio di Radja Nainggolan. Il colpo di testa che ha aperto la gara – frutto di un inserimento perfetto su cross di D’Ambrosio – e una partecipazione alle due fasi straordinaria. Una settimana prima d’incontrare il suo passato, Radja sembra davvero essersi ritrovato. Il caso Icardi ha fatto passare in secondo piano il suo graduale rientro fra i ranghi. I tempi in cui Spalletti parlava di “troppe cose messe prima del calcio” sembrano lontanissimi. Quelli attuali sono raccontati dai cori della curva che a fine partita gli dedica un coro personalizzato. Non segnava in trasferta dal primo settembre, Bologna-Inter.

Radja lancia la maglia ai suoi tifosi e se ne va verso il tunnel a torso nudo. I tempi in cui sentiva freddo sono lontani. Forse un giorno sotto quella curva tornerà anche Mauro Icardi, che esce dal campo dopo avere abbracciato Politano, tenendosi a debita distanza dal settore ospiti. Piccoli dettagli di una notte da mettere nel baule Champions.

Claudio Giambene

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