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Il record di abbonamenti, il sogno Pelè, Sivori e Altafini: Napoli piange Roberto Fiore, il presidente amato dai tifosi

Nel mondo dello sport ci sono due modi per lasciare il segno: il primo è ottenere grandi risultati, il secondo farti apprezzare per le tue doti umane. Roberto Fiore, a suo modo, è riuscito a fare entrambe le cose. Con la sua classe ed eleganza, con il suo carattere e la sua competenza. Amava lo sport, in ogni sfumatura. E a questo ha dedicato tempo, risorse e passione. E poi ha lasciato il segno, ovunque è andato. Vincendo (tanto), ottenendo risultati storici e facendosi apprezzare da tutti. Oggi, con la sua scomparsa, lascia un vuoto nel mondo nello sport e nelle piazze in cui ha scritto la storia. Da Napoli, il suo grande amore, a Castellammare ed Ischia. Passando addirittura per il Circolo Nautico Posillipo, squadra di pallanuoto. Sì, perché Fiore è riuscito anche lì a farsi amare e a vincere.

Portici, comune in provincia di Napoli, è il luogo in cui ha inizio la sua avventura. Figlio di Francesco Fiore, poeta e cantautore napoletano. La sua vita è stata divisa tra l’attività imprenditoriale (nel campo delle pelli) e lo sport, sua più grande passione. Tante le piazze conquistate, con l’abilità di ottenere un risultato storico in ognuna di queste. La prima, ovviamente, Napoli. Cuore azzurro da sempre, Fiore. Gli sono bastati tre anni di presidenza per entrare nella storia. Il risultato più grande? Nella sua gestione c’è stato il record di abbonamenti venduti in un’unica stagione: addirittura 69.000. “E mi sono anche dovuto fermare”, dichiarò qualche anno fa. Passione azzurra, da impazzire. “Ogni domenica ero costretto a litigare con il questore – raccontava – perché io riservavo sempre circa 12 mila biglietti per chi non aveva l’abbonamento, ma questi finivano subito. Poi non c’era mai modo di averne altri. Al San Paolo si stava sempre un po’ più stretti: 69.000 abbonati più 12.000 biglietti, fate voi il conto…”. Risultati che riempiono d’orgoglio, nonostante quello scudetto tanto desiderato ma che mai arrivò. In campo Sivori e Altafini facevano sognare i tifosi azzurri, il vero sogno di Roberto Fiore era un altro. “Contattai Pelé – raccontò– ed ebbi addirittura un incontro con un procuratore brasiliano ad Ischia. Gli offrii un contratto da 100 milioni, lui ne guadagnava 20. Il mio obiettivo era quello di andare in Serie A e poi costruire uno squadrone. Ma capii che i tempi per prendere Pelè erano lunghi, decisi quindi di prendere Altafini e Sivori: firmarono un contratto da 25 milioni a testa. Solo con questi due acquisti feci il record di abbonamenti, che sarebbe successo se avessi preso anche Pelè? CI sarebbero serviti due stadi per giocare. Certo, a distanza di anni penso che se in azzurro avessero giocato sia lui che Sivori e, a distanza di tempo, anche Maradona…”. Rimpianti. Per una trattativa che qualche anno dopo confermò anche Pelè, dicendo che “sono stato vicino al Napoli”. Chissà cosa sarebbe successo. Magari il Napoli avrebbe qualche scudetto in più, oppure semplicemente non esisterebbe la canzone “Maradona è meglio e Pelè”. Presidente di cuore e… veggente! Una volta rispose ad un giornalista dicendo “cosa vuole che gli dica, scriva che domani vinceremo 0-2”. Il Corriere dello Sport titolò proprio con questa frase, ed indovinate come finì? Roma 0, Napoli 2. E, scherzo del destino, la sua morte è arrivata proprio qualche giorno prima di questa sfida.

Tutto questo è comunque bastato a Fiore per restare nella storia del Napoli e nel cuore dei tifosi azzurri. Senza però quello scudetto tanto sognato, vinto poi in un altro sport. Con il Circolo Nautico Posillipo la grande gioia tricolore nella pallanuoto. Per poi tornare al suo grande amore, il calcio. E scrivere pagine importanti di due società minori del calcio campano come Ischia e Juve Stabia. Dall’azzurro al gialloblù. Su quell’isola che è stato sempre il suo angolo di paradiso, il luogo in cui rilassarsi e fare qualche giorno di vacanza. Primo presidente a portare l’Ischia in Serie C1, con acquisti di categoria superiore possibili solo grazie alla sua grande esperienza nel mondo del calcio. Per quello che, ad oggi, è ancora il risultato più importante della storia di questa società. Da Ischia a Castellammare, sette anni tra il ’90 ed il ’97 alla Juve Stabia. Con il rammarico di quella Serie B sfiorata ma mai ottenuta. Restano però le belle pagine scritte in quegli anni, per un legame importante con questa città. Ci è ritornato nel giorno dei suoi 90 anni, per festeggiare il compleanno insieme a chi ha condiviso con lui quest’esperienza. Con tanto di colonna sonora, un coro da stadio che ha segnato un’epoca: “Roberto Fiore, Presidente, tu hai fatto innamorare questa gente, nei tuoi occhi c’è il futuro, questa squadra non la batte più nessuno”. Dirigente amato e apprezzato, da squadra e tifosi. A Castellammare passò alla storia per un episodio, legato ad una trasferta a Formia. Vinicio, allora allenatore della Juve Stabia, disse che era fondamentale l’apporto del pubblico per ottenere almeno un punto. Fiore acquistò tutti i biglietti del settore ospiti ed offrì a 2.000 tifosi il trasferimento in pullman e un cestino con pane e mortadella, birra e frutta. “Pareggiammo, quel punto mi costò 100 milioni: ma non rimpiango niente, anzi!”. Soldi ben spesi, senza alcun rimpianto. “Dio benedica tutti i soldi investiti nella Juve Stabia”.

Roberto Fiore è stato questo: cuore, passione ed eleganza. Ora tre grandi piazze del calcio campano piangono per la sua morte, resta però il ricordo di un vero gentleman dello sport.

Mario Lubrano

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