Si sente troppo spesso parlare di miracoli sportivi, si celebrano imprese e protagonisti con esaltazione e magnificenza, stupore. Ma la sensazione che suscita questa vittoria è lontana da sentimenti come clamore e sorpresa, infonde piuttosto una consapevolezza, quella tranquillità e quella pienezza discreta e silenziosa che si provano subito dopo aver imparato una lezione. Sì, la vittoria di stanotte all’esordio in Copa Libertadores della Chapecoense è un insegnamento, il più semplice che possa esserci: cioè che niente, nemmeno il dramma più atroce, può impedire alla vita (e allo sport) di ripartire, ricominciare. E sarebbe stato lo stesso anche se questo risultato, 2-1 in trasferta sul campo dei venezuelani dello Zulia, non fosse arrivato. Perché la Chape è di nuovo lì, 99 giorni dopo essere stata cancellata dall’ineluttabilità del destino.
La vittoria però sublima il tutto: le mani al cielo dei giocatori, chissà quali sensazioni, ricordi, pensieri di Neto e Ruschel, ovvero due dei sei sopravvissuti al disastro aereo convocati per questa partita. L’abbraccio collettivo al fischio finale, unito alla commozione. E’ la prima vittoria nella prima gara in assoluto della storia della Chapecoense in Copa Libertadores, che suggella il momentaneo primato nel gruppo 7, quello con Lanus, Club Nacionale e, appunto, Zulia. La firmano Reinaldo e Luiz Antonio, rispettivamente al 33′ e al 69′. Inutile il gol dell’1-2 dell’eterno Juan Arango, ma a suo modo la firma dell’icona venezuelana è un ulteriore dettaglio che impreziosisce questa pagina ambientata a Maracaibo che sembra tratta direttamente da un romanzo. Invece è vera, reale, insegna e arricchisce. E dopo aver fatto versare più di una lacrima, la Chapecoense ha deciso di farci sorridere.
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