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Il gol e la morte: Paco Alcacer al Barcellona, nel ricordo di papà

Era probabilmente il momento più felice della sua carriera. Aveva appena segnato il suo primo gol al Mestalla, con la maglia del Valencia, quella che ha sempre voluto indossare. Immaginatelo, Paco: lì, ad appena diciott’anni, con tutto il pubblico ad urlare il suo nome. Tra quei tifosi, c’era anche lui, il numero uno: suo padre.

Il signor Alcacer probabilmente era ancora più felice di suo figlio Paco. In quella partita, dopo il gol contro la Roma, gli era passata davanti tutta la vita del suo bambino, ormai diventato grande. Aveva impressa nella testa la scena di quando tornava a casa, dopo una giornata di lavoro, e lo trovava nel suo lettino con il pallone stretto tra le braccia. Sì, era una peculiarità del piccolo Francisco. Quando era da solo in casa, si faceva proteggere da quel pallone lì, il suo migliore amico. E se lo teneva accanto nel letto, guai a mollarlo. Uno così, non poteva che diventare un calciatore.

Per la mente gli era passato anche il ricordo di quella volta che Paco aveva sbagliato un gol facilissimo col Valencia Mestalla, la squadra B, e aveva pensato di non essere tagliato per fare l’attaccante. Pensieri di un ragazzino. “Sei forte, Paco, tranquillo. Ce la farai”. Ci aveva sempre creduto il signor Alcacer, forse più di suo figlio. E l’aveva sempre rincuorato, spronato.

E già vederlo trascinare la Nazionale Under 19 alla vittoria dell’Europeo, qualche settimana prima, era stata una gioia infinita. Gli brillavano gli occhi, al signor Alcacer. Non ci credeva neanche lui, non era mai stato più felice. E chi l’avrebbe mai detto che quello sarebbe stato l’ultimo momento al settimo cielo della sua vita. E chi l’avrebbe mai detto che Paco, a diciott’anni, dovesse passare da un attimo di esaltazione ad uno di tragedia. Così, in uno schiocco di dita.

Morì, il signor Alcacer. E morì subito dopo quel gol, alla fine di quel maledetto Valencia-Roma. Si avviò all’uscita del Mestalla, con lui c’erano sua moglie e l’altro suo figlio. Dopo l’amore, l’orrore. Cadde al suolo, improvvisamente. Quasi senza vita. Un infarto, maledetto cuore. Era pieno di gioia, ma debole comunque. I medici provarono anche a rianimarlo, nulla da fare. La vita sa essere spietata, quando vuole.

La doppietta nella finale dell’Europeo Sub19, il primo gol al Mestalla e poi la tragica morte. Un climax stregato, da dimenticare. Povero Paco. Ora le rivincite se le sta prendendo, perché quel sogno era prima del padre e poi il suo. Lo ringrazia ancora, ogni volta che segna. Braccia al cielo, occhi a lui. Sarà così anche al Barcellona, il suo nuovo club. Sarebbe orgoglioso papà, Paco. Il destino può essere crudele, ma il talento lo batte sempre. Segna ancora per lui, Paco. Ora sei grande, quel pallone dal letto non lo può togliere più nessuno.

marco

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