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Il Derby e la Bestia: ritratto di Júlio Baptista

Alla vigilia di ogni derby romano viene ricordata la figura di un giocatore che, pur non avendo lasciato particolari ricordi, ha scritto a suo modo un pezzo di storia giallorossa. Si tratta di Júlio César Clemente Baptista, meglio conosciuto come Júlio Baptista, attaccante brasiliano oggi 36enne reduce da una carriera discreta divisa tra Brasile, Europa e Stati Uniti.

Baptista è stato il protagonista di uno dei derby romani più memorabili dell’epoca recente. Era il novembre del 2008, a due mesi dal suo arrivo in Italia. La Roma lo aveva acquistato dal Real Madrid per una cifra attorno ai 9 milioni di euro: non molto, per uno che in Spagna tra Real e Siviglia aveva fatto molto bene. Le sue prime uscite non erano state molto convincenti tanto che più volte l’ambiente romanista aveva dubitato del reale valore del giocatore. Quel pomeriggio però Júlio Baptista si trasformò in supereroe: il suo taglio in area a dettare il cross di Totti fu letale, il colpo di testa perfetto, l’esultanza liberatoria. Colui che fino a lì era stato solo il brutto anatroccolo, quel giorno era entrato per sempre nel cuore dei tifosi romanisti.

Più che a un supereroe, Baptista potrebbe essere paragonato a Shrek, l’enorme colosso di colore verde spaventoso alla vista, ma dal cuore d’oro. I suoi esordi per le strade polverose di San Paolo hanno contribuito a forgiarne il carattere forte ed umile, mentre a responsabilizzarlo fin da piccolo è stata una situazione familiare molto difficile. Mamma Wilma gli ha fatto anche da padre e Júlio, vista l’assenza di una figura maschile in casa, si è fatto carico dei fratelli minori diventando il loro riferimento.

A dodici anni entrò nel vivaio del São Paulo giocando come centrocampista, ma la sua sviluppatissima forza fisica obbligò gli allenatori ad avvicinarlo alla porta avversaria spostandolo sempre più avanti. Baptista si fece largo grazie ai tantissimi gol che segnava e a diciannove anni esordì in prima squadra col Tricolor Paulista giocando al fianco di Kaká.

Nel 2003 iniziò la sua avventura europea trasferendosi in Spagna. L’amore con l’Andalusia nacque subito, non appena atterrato a Siviglia. Ad attenderlo c’era una piazza in cerca di rilancio, che per il calcio nutre una passione ossessiva. Acquistato per meno di 2 milioni di euro, Júlio Baptista ci mise poco a diventare la prima vera plusvalenza del Siviglia. Al termine della prima stagione si guadagna un soprannome che è tutto un programma, la Bestia, mentre l’anno successivo il Real Madrid pagò ben 20 milioni per portarlo alla Casa Blanca.

Con la maglia delle Merengues alternò prestazioni discrete con altre sotto tono che lo porteranno ad una breve parentesi in prestito all’Arsenal, ma tra i suoi highlights personali troviamo un gol al “Camp Nou” e soprattutto una rete segnata alla Lazio in Champions League. Già, alla Lazio. Quasi un segno premonitore di ciò che è accaduto solo un anno più tardi.

Il ritorno in Andalusia, questa volta a Málaga, segnò la fine delle sue ambizioni nel grande calcio. Oggi, dopo una breve esperienza in MLS, Júlio Baptista si è trasferito per un breve periodo al Bolton, senza però venire tesserato.

Recentemente ha partecipato ad un programma spagnolo, El Chiringuito, nel quale mamma Wilma gli ha fatto una sorpresa: ad inizio puntata è stato proiettato un video contenente decine di foto di quando era bambino. Accanto a Júlio, in lacrime, c’era la moglie Silvia, incontrata a Madrid e sposata recentemente. Visibilmente commosso, l’attaccante brasiliano ha ripercorso tutta la sua carriera fotogramma dopo fotogramma con la voce spezzata dal pianto.

Bestia sì, ma dal cuore tenero.

Andrea Bracco – Tre3Uno3

Redazione

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