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I segreti di Pippo Inzaghi, felice e vincente a Venezia

Niente fritti, vade retro aglio e cipolla. Il menù a tavola di Pippo Inzaghi non è cambiato: bresaola e petto di pollo quando giocava, salmone e branzino adesso che allena. Magari con qualche rara eccezione da tiramisù, solo perché la promozione in B è ormai realtà. Benvenuti a Venezia, dove il nuovo doge Pippo è sempre Super. Quando passeggia per calli e campi, la gente lo riconosce con affetto, una foto tira l’altra. Da avversario è entrato (e uscito) tra gli applausi in tanti stadi di Lega Pro, da alcuni alberghi ha fatto persino fatica ad uscire, tanta la gente che lo aspettava fuori per un autografo.

Contro il Fano, è arrivato l’ultimo piccolo passettino per festeggiare. Serie B. Davanti a papà Giancarlo, che in questa stagione l’ha seguito solo in trasferta, mentre la signora Marina non si perderebbe un allenamento se potesse. Quando non fu confermato dal Milan, mamma Inzaghi lo raggiunse subito a Milano per stargli vicino: lui la portò a Formentera senza nemmeno una valigia pronta, serviva dimenticare in fretta. E con l’affetto sincero. Per ritornare in panchina, poi, Inzaghi ha scelto la strada più difficile. Poteva andare a Verona, lo voleva il Frosinone, avrebbe preso molti soldi in Cina. E invece, la Lega Pro. Il terzo piano di un calcio che l’ha visto sempre protagonista in terrazza, guardando tutti dall’alto verso il basso. Tu chiamala se vuoi, umiltà. Mentre ci pensava il Padova, la coppia Perinetti-Marcheggiani aveva l’intuizione. Un blitz dopo Italia-Francia under 21 a Venezia, era il 2 giugno. Bastò un incontro, Pippo non ne fece questione di soldi ma di serietà: “Mi basta avere una squadra competitiva e un’organizzazione societaria, poi firmo subito”, a Tacopina non sembrò vero.

Oggi il Venezia si è strutturato a livelli di una A, va in ritiro due giorni prima nelle trasferte più lontane, ha bisogno solo di uno stadio nuovo (il progetto è pronto, forse è la volta buona) e di migliorare alcune aree per essere ancora più forte e solido. Pippo lo è già, il suo Venezia in campo una macchina perfetta. Miglior difesa, 13 vittorie esterne come nessuno in Europa, 4-3-3 di base con la mossa finale a venti minuti dalla fine (“quando sto vincendo, un difensore in più e passo a 3: fateci gol se ci riuscite”), un gruppo sano e non solo perché ha fatto indigestione di “gallette di riso”, rigorosamente prescritte dal nutrizionista Dr. Filippo da Piacenza. Uno che vive di calcio e vittorie, questione di mentalità. Lunedì a Padova, mentre festeggiava sotto la sua curva, raccomandava ai suoi giocatori di pensare a vincere la Coppa Italia. Perché vincere aiuta a vincere. E avere allenatore Inzaghi aiuta a trasmettere questa grande voglia di arrivare primi al traguardo. E senza prendere l’ascensore. Una volta ai tempi della Juve, rimase dentro bloccato insieme a 8 compagni in un hotel, maledetto quel giorno. Adesso, scale a volontà per evitare brutte sorprese. E godersi ogni gradino come un gol.

Gianluca Di Marzio

Ci ho messo più di trent'anni per tornare dove sono nato. Non conoscevo le strade, non sapevo a memoria le vie, ricordavo solo il nome della clinica -Villa Stabia- dove mia madre mi aveva dato alla luce. Più di trent'anni sì, non proprio un figlio modello per la mia città, Castellammare di Stabia, una trentina di chilometri da Napoli. Lì sono nato il 28 marzo del 1974, sono Ariete per gli amanti dei segni zodiacali, non chiedetemi l'ora e comunque non sono un fanatico degli ascendenti.

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