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Djankpata e il sogno Italia che si avvera: dall’Usmate all’Everton, con Pirlo come idolo

Certo assolutamente, accetterei subito. Partiamo dalla fine. Così si chiude la nostra intervista ad Halid Djankpata. È la risposta alla domanda “Se arrivasse una chiamata dalla nazionale italiana la accetteresti?”. L’euforia di un bambino nella risposta, ma la consapevolezza che quella chiamata in fondo non sembra così irraggiungibile. E ora è davvero arrivata. Il centrocampista capitano dell’U18 dell’Everton è nato in Togo da genitori beninesi, ma fin da piccolo ha vissuto in Italia. Abitavo a Milano e giocavo nel Velate. Ho ricordi bellissimi lì, è ancora casa mia. Avevo fatto dei provini anche con il Brescia e l’Atalanta, ma avevo detto di no dato che erano lontani. Poi c’era anche la scuola”.

 

Djankpata: le lacrime per lasciare l’Italia e l’Everton

Le sue origini lo hanno portato a sperimentare anche un nuovo modo di vedere il calcio. “Sono andato in Benin per vedere come giocano e come funziona la nazionale”. Ma l’attaccamento a quell’azzurro è troppo forte che neanche “trasferimento forzato” può rovinare. La decisione di andare in Inghilterra è stata della mia famiglia. Dicevano che lì la vita sarebbe stata migliore, ma sinceramente io non ero d’accordo. Quando me l’hanno detto ho pianto tantissimo. Ma ora gioco nell’Everton quindi non posso lamentarmi”.

Una vita in azzurro: i provini con il City e il Liverpool e la fascia da capitano

Non un percorso semplice per arrivarci. “Quando mi sono trasferito giocavo con una squadra locale. Ho fatto una stagione lì e sono venuti a vedermi gli scout di Manchester City, Liverpool ed Everton. Ho fatto provini per tutti e tre, ma alla fine ho scelto l’Everton. Mi affascinava la storia di questa squadra”. Le strutture? Un altro mondo. “Tutte e tre hanno dei centri sportivi fantastici”.

 

 

Nel giro di due anni diventa un pilastro della squadra. “La prima volta che mi hanno dato la fascia ero molto orgoglioso. Non è facile essere il capitano di una squadra così importante, ma è stato un atto di fiducia e mi fa sempre spingere a lavorare di più”.

Premier d’altri tempi: Frankie Lampard e Balotelli

Lampard, ai tempi allenatore della prima squadra dell’Everton, non può non accorgersene. I due come stile di gioco sono anche molto simili: dinamici e ottimi tempi d’inserimento. “Con lui ho avuto un rapporto bellissimo. Mi ha fatto sentire a casa”. Talento riconosce talento. Al primo allenamento mi ha dato subito la mano e mi ha abbracciato prima di entrare in campo. L’ex Chelsea spesso l’ha aggregato agli allenamenti della prima squadra. “I ragazzi sono stati un sacco disponibili, mi hanno aiutato. Era bello allenarsi con loro. Tutto molto più veloce, ma non è stato difficile ambientarmi”. Menzione d’onore per Demarai Gray, veramente impressionante. Ha tutto: velocità, tiro e dribbling”.

 

Ora però Lampard è stato esonerato dopo una crisi di risultati dell’Everton. Al suo posto è arrivato Sean Dyche. “Sembra uno serio, sotto di lui devi per forza lavorare e si è visto subito con la vittoria contro l’Arsenal. Secondo me con lui riusciranno a salvarsi”.

Dall’azzurro Everton all’azzurro Italia. “Il mio idolo è sempre stato Pirlo dato che sono centrocampista come lui. Ma devo dire anche Balotelli. Di lui mi è sempre piaciuto che quando tutti lo odiavano ma lui andava avanti“. 

Filippo Rocchi

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