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Tripletta e vendetta per papà Alfie. Manchester è HaaLand

Manchester is Blue. O meglio, Manchester è HaaLand. L’uragano norvegese si abbatte anche sullo United di Ten Hag, che naufraga all’Etihad Stadium. Nel tennistico risultato del derby di Manchester (6-3), il classe 2000 norvegese realizza una tripletta e serve due assist a Phil Foden (tripletta anche per l’inglese): altra prova devastante per l’ex Borussia Dortmund, nella partita più sentita da papà Alfie.

 

 

La vendetta è servita

L’aveva cerchiata sul calendario la sfida del 2 ottobre. Erling Braut Haaland aveva scelto il Manchester City in estate anche per papà Alf-Inge. Una scelta di testa, progetto e… cuore. Dopo ventidue anni un Haaland è tornato a Manchester, sponda City, e l’impatto è stato devastante.

Erling Braut Haaland sentiva la sfida contro il Manchester United, più di ogni altra cosa al mondo. Proprio in un derby di Manchester, la carriera di papà Alfie subì un colpo (quasi) definitivo. “Beccati questa, stronzo”, aveva farfugliato Roy Keane quando spezzò, di fatto, la carriera del norvegese. Era il 21 aprile del 2001, una vendetta premeditata dall’irlandese, per fatti accaduti nel settembre del 1997.

 

 

Ventuno anni dopo si è chiuso un cerchio. La vendetta, si sa, è un piatto che va servito freddo. E glaciale è stato Erling Braut Haaland. Nell’esultanza della terza rete personale – la classica posa da meditazione – il norvegese ha risposto, maniera pacata, alla follia di Kean e vendicato papà Alfie, che lo guardava orgoglioso dalle tribune dell’Etihad.

 

 

Premier League (e Manchester) ai piedi di Haaland

Un impatto mostruoso quello di Haaland. Il norvegese ha travolto, come un uragano, la Premier League. Terza tripletta e 14ª rete in Premier League per il classe 2000 (17ª compresa anche la Uefa Champions League, ndr).

L’Inghilterra calcistica è ai piedi del gigante vichingo. Il terminale ideale nel giocattolo (quasi) perfetto costruito da Pep Guardiola. Dopo la prima tripletta allo United e la vendetta per papà Alfie, Haaland ha messo nel mirino campionato e Champions League. Per continuare a colorare Manchester di Blue e portare quei cugini rumorosi, che ormai suonano una sinfonia perfetta, sul tetto del mondo.

Pietro Agoglia

Ho lasciato il calcio giocato una domenica piovosa in un campo fangoso. Ma il richiamo era troppo forte: ho sostituito gli scarpini con la penna, una divisa con il computer e ora cerco di raccontarlo. Laureato, ma niente di serio. Quasi giornalista, la fumata bianca è vicina, ma mancano da definire i dettagli finali.

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