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Guardiola: “La Juventus non mi ha mai cercato. Amo l’Italia”

Pep Guardiola è tornato a parlare e lo ha fatto in un evento organizzato al Palazzetto dello Sport di Cuneo. L’allenatore del Manchester City ha presenziato al “Dialoghi sul talento con Pep Guardiola”, realizzato dalla Fondazione CRC in collaborazione con Fondazione Vialli e Mauro per la Ricerca e lo Sport Onlus, Fondazione Guardiola Sala e con il supporto di Collisioni.

Le parole di Guardiola su Italia e Juventus

“No, la Juve non mi ha mai cercato, ha dichiarato Pep Guardiola. L’allenatore del Manchester City ha presenziato all’evento organizzato dadalla Fondazione CRC in collaborazione con Fondazione Vialli e Mauro per la Ricerca e lo Sport Onlus, Fondazione Guardiola Sala e con il supporto di Collisioni.

E poi ha aggiunto: “L’Italia però mi piace molto – dichiara lo spagnolo – e ci vengo molto spesso in vacanza. E poi si mangia davvero bene…”

 

Oltre a parlare dell’Italia, a Pep Guardiola è stato chiesto un parere su due allenatori italiani, Massimiliano Allegri e Roberto De Zerbi“Prendete Allegri e De Zerbi: pensate che uno voglia vincere e l’altro no? De Zerbi non gioca per l’estetica, gioca per vincere. Ognuno pensa che il suo metodo sia il migliore per arrivare alla vittoria, semplicemente. Tutti gli allenatori vogliono vincere. Non ho mai conosciuto un allenatore o un giocatore che non vuole vincere, né uno che non vuole giocare bene”. E sullo scudetto: “Chi lo vince? Mi auguro il Sassuolo”.

 

“Nessuno come Mazzone”

Pep Guardiola ha poi parlato del legame con Carlo Mazzone: “La prima volta? Mi disse: non ti volevo! Barcellona, fascia di capitano, un fenomeno arriva a Brescia e mi dice: non ti volevo! Parlavamo con Massimo prima, era vecchia scuola: ora ci sono gli analisti, il white angle. Era carisma. Due parole con un impatto. Ora questo l’abbiamo perso. Non c’è una situazione per la quale dici: Mazzone era così. A volte ti coccolava, a volte no. Ora non ci sono come lui”. 

E su Roberto Baggio ha concluso: “Essere allenato da Mazzone, aver giocato con Baggio: ecco cosa rimane. I titoli? Restano le persone con cui hai lavorato. I titoli ti danno la voglia di lavorare. Ma l’esperienza di aver lavorato con loro… Ho conosciuto Baggio dopo 7 operazioni. Non poteva camminare. Se gioca così, non oso immaginare ai tempi della Fiorentina, della Juventus… Quanto condiviso con lui è stato indimenticabile. Baggio è sempre presente. Non gli ho pagato nemmeno il biglietto. L’altra volta era allo stadio”.

Redazione

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