Cabeza, tête, mentalité, mentalidad. “Chiamatela come volete, ma è servita questa”. L’esultanza di Antoine Griezmann sembrava dire anche questo. Un gesto dal sapore di rivalsa. Nei confronti dei tifosi, dei critici e forse anche per se stesso. Il gol è l’ossigeno degli attaccanti e per il francese non fa eccezione. Ritrovato 56 giorni dopo l’ultima volta. Sempre in Champions League. Allora il Chelsea, oggi la Roma. In mezzo un’astinenza – con l’Atletico – diventata macigno pesantissimo. I fischi del Wanda Metropolitano, le sue reazioni e quelle voci sempre più insistenti sul Barcellona il pepe non necessario a risolvere il problema. Simeone alla vigilia non aveva nascosto il problema: “Tutto lo spogliatoio è con lui. Antoine è preoccupato, è normale. In questi ultimi anni ha sempre fatto gol e ci può stare che lui sia nervoso e anche i tifosi”.
“Sappiamo che lui è un grande giocatore e sa cosa fare per uscire da questo momento”, la sentenza del Cholo. Oggi la risposta immediata. E’ bastata una mezza rovesciata a cambiare tutto. Sorrisi, applausi e cori che in un attimo hanno fatto tornare l’amore tra lui e i tifosi. Un gesto, tre punti e una speranza riaccesa. Poco per dimenticare, tanto per riaccendere tutto. Come tra due innamorati. Il Barcellona e Diego Costa possono aspettare perchè Antoine è tornato.
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