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Gol, record e poche chiacchiere: l’anormale normalità di Aguero

Poi ci si domanda perché il Manchester City spenda e spanda milioni di pound in difesa (con risultati rivedibili). Grazie, in attacco c’è Sergio Aguero. Certezza Kun, verrebbe da dire. Quando serve lui c’è sempre. Come? Segnando ovviamente. Oggi pomeriggio contro il Liverpool è arrivato il gol numero 124 in Premier League, che lo porta al primo posto nella classifica all-time di reti segnate da un giocatore non europeo. Batte il record di 123 gol di Dwight Yorke e si porta al 15esimo posto assoluto per reti segnate in Premier League. Ormai spauracchio del Liverpool, firma anche il sesto gol consecutivo ai Reds, quello che apre le danze alla goleada dei ragazzi di Guardiola. Definirlo letale sembra riduttivo, ma…. ma. Sembra esserci sempre un “ma” per Aguero.

La carta d’identità recita: anni 29, sesto in maglia Citizens. Prezzo del suo cartellino? 36 milioni di euro versati nel 2011 all’Atletico Madrid. Cifre ormai diventate “spicci” per il caffè. Ecco, forse è proprio questo ciò che lo penalizza in una valutazione generale. Essere normale. Il Kun ormai ha raggiunto la piena maturità come calciatore. Conscio della propria forza, ogni stagione fa quello che deve fare. Segnare e far segnare. Per lui parla il campo, nient‘altro. Mai sopra le righe, mai una polemica o un’alzata di testa in sede di calciomercato. In un mondo del calcio ormai dominato più dal corollario che dai 90 minuti, il Kun sembra essere quasi una mosca bianca. I numeri sono dalla sua, i trofei di squadra anche. Ma non sembra mai essere lassù. Al livello dei top. Quest‘anno forse è davvero l’anno della verità. Guardiola da una parte e Sampaoli dall’altra. In poco meno di dodici mesi potrebbe fare bottino pieno. Vedremo, intanto lui continua a far parlare solo il campo. E sui social ringrazia compagni e club per il record stabilito. Sarebbe normale se non fosse ormai la normalità il contrario. L’io prima del noi, il mondo virtuale prima del reale.


Marco Juric

Aspirante scriba, si avvicina al calcio giocato grazie alla chioma fluente di Giovanni Cervone. Folgorato dalla prima autobiografia di Roy Keane, non si innamora del Manchester United, ma del Nottingham Forest. Dopo i primi trent’anni di osservazione partecipante, ha deciso di passare gli altri trenta che gli rimangono a scriverne.

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