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Ghana-Uruguay, la storia si ripete (o quasi)

La storia si ripete, o quasi. Il Ghana del commissario tecnico Otto Addo aveva tra le mani l’occasione della vita: vendicare dodici anni dopo la nazionale eliminata “brutalmente” dall’Uruguay nel Mondiale in Sudafrica dopo che Luis Suarez aveva salvato il gol vittoria con una mano nei minuti di recupero dei supplementari

Ghana-Uruguay dodici anni dopo: la storia si ripete (o quasi)

 

Come successe a Gyan Asamoah nel 2010, Andre Ayew avrebbe potuto portare in vantaggio il Ghana con un calcio di rigore assegnato dall’arbitro nel primo tempo ma tutto d’un tratto sembrava di essere tornati indietro nel tempo: la squadra africana non era più in Qatar ma a Johannesburg, in Sudafrica. In porta non c’era più Rochet, ma Muslera. I tifosi non indossavano più il classico copricapo arabo, il kefiah, ma all’improvviso suonavano le vuvuzelas. 

 

Il cronometro segnava il 120′ e non più il 21′ ma stavolta senza nessun “hand-ball” del Pistolero Suarez. Solo una cosa è rimasta uguale: l’Uruguay e un pallone pesante come un macigno sul dischetto. Andre Ayew è diventato per un attimo Gyan Asamoah, ma invece di colpire in pieno la traversa, si è fatto parare il penalty del possibile vantaggio da Rochet. E come in Sudafrica, sono bastati pochi minuti per passare dalle stelle alle stalle. 

 

La lotteria dei rigori, decisa dal pallonetto del Loco Abreu, si è trasformata nella doppietta di Giorgian Daniel De Arrascaeta, messa assegno dopo cinque minuti dopo l’errore dell’attaccante ghanese. La storia si ripete (o quasi) e se la Celeste ha spento i sogni di qualificazione del Ghana,Ayew e compagni un briciolo di soddifaszione possono portarselo a casa: nonostante la vittoria, l’Uruguay è fuori dal Mondiale per il minor numero di re.ti segnate nel torneo. E le lacrime (proprio) di Suarez a fine gara sembrano le stesse di Gyan Asamoah, tre Coppe del Mondo fa, il 2 luglio del 2010, quando il Ghana poteva diventare la prima nazionale dall’Africa a raggiungere una semifinale. La storia si ripete, o quasi.

 

Andrea Molinari

Nato a Verona nel 1998, il mio primo ricordo vivido legato al calcio è Shevchenko che sbaglia un rigore contro il Bayern Monaco. Grazie a lui (e anche a Kakà) da piccolo mi sono innamorato del pallone. Ma lui non lo sa. Sì, perchè ho giocato anche, purtroppo senza risultati. Nato attaccante, sono finito a fare il terzino: di solito succede a quelli con i piedi quadrati. Oggi provo a dimostrare questo amore scrivendo.

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