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Grinta da vendere e l’infortunio alle spalle: Mario Gargiulo è pronto a ripartire

Forza. Gamba. E una voglia matta di ‘spaccare il mondo’. Perché Mario Gargiulo è così. Un centrocampista completo. Il classico box-to-box capace di attaccare e difendere. Per intenderci… Un po’ alla Loftus-Cheek.
Il 28enne campano ha lasciato Modena da poco: diverse vedute con la società ed ecco la risoluzione consensuale del giocatore che adesso è pronto a ripartire. Con una nuova linfa e altrettanta voglia di fare bene.  

Lecce in A e quel ‘Calcio, quanto manchi’

‘Quanto mi manchi’. Accompagnato dall’emoji di una fiamma, di un pallone da calcio e una clessidra appena capovolta. Come a far passare il messaggio “Tempo al tempo. Sto tornando…”. Ecco, in buona sostanza, il messaggio che Gargiulo volle comunicare lo scorso 24 marzo attraverso un suo post su Instagram. Una foto di lui in bianco e nero. In piena fase di recupero. Nel dicembre del 2023, infatti, il centrocampista subì un infortunio al 5° metatarso del piede sinistro
L’operazione fu affidata al professore olandese Niek Van Dijk e alla dottoressa Giulia Favilli. “Grazie a chi mi è stato vicino – dirà più tardi il 28enne – Soprattutto mia moglie che mi ha supportato in questi mesi difficili. Grazie – e aggiunge – anche a chi non l’ha fatto“. 

 

L’infortunio è alle spalle. Può sembrare una frase fatta. Ma non lo è. Il centrocampista è pronto a tornare in campo. Piede mancino: quasi 1.90 cm di altezza e una buona capacità di comandare il gioco in mezzo al campo. 
E Baroni? Nella stagione 2021/22 lo impiega mezzala nel suo Lecce. Gargiulo si dimostra un punto fermo nell’undici pugliese. Trentadue (32) presenze in campionato, condite da tre gol e due assist. Per un totale di 2.300′ giocati.  

Photo Credits: S.S. Lazio

E se è vero che ‘nulla accade mai per caso’, Gargiulo può stare tranquillo. Il peggio è passato: è ora di tornare in campo.

Davide Balestra

Nato nel 2000 a San Benedetto del Tronto. Di sangue metà pugliese e metà marchigiano ma con inflessione dialettale praticamente neutra. Figlio della Generazione Z, la stessa che ha partorito calciatori del calibro di Haaland, Vinícius Júnior o Tonali. Al tentativo di replicare le loro giocate sul campo di calcetto ho preferito il portatile o il microfono, quest’ultimo, da un po’ fedele compagno di viaggio. Poca retorica: le emozioni che trasmette un campo di calcio non sono quantificabili. E a me piace raccontarle, che sia attraverso una tastiera o una telecamera puntata in volto. Ansie, timori e paure fanno parte del percorso. Cerco di superarle con umiltà, virtù che, con il tempo, sto rendendo un mio mantra.

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