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Garcia Aranda, Litmanen e un tabù Anfield da sfatare: Liverpool-Roma, meno due

Cross di Candela, mano di Babbel. L’arbitro spagnolo José María García Aranda indica il dischetto, è rigore. Poi ci ripensa. No, è calcio d’angolo. Putiferio. Una scena indimenticata da tutti i tifosi della Roma e momento topico di uno dei tanti psicodrammi a tinte giallorosse. Era il febbraio del 2001, la Roma – poi scudettata – di Fabio Capello uscì da quella Coppa Uefa grazie soprattutto all’errore arbitrale del fischietto spagnolo. Una svista che fece non solo gridare allo scandalo l’allora presidente Franco Sensi, ma portò addirittura il n.1 del calcio italiano Gianni Petrucci a scrivere una lettera di spiegazioni alla UEFA. Erano gli ottavi di finale, la Roma vinse 1-0 espugnando Anfield, grazie alle parate di Antonioli ed ad un gran gol di Gianni Guigou, ma non bastò per il passaggio del turno a causa dello 0-2 dell’Olimpico firmato da Michael Owen. Era il Liverpool di Houllier, quello del pokerissimo. Coppa Uefa, Supercoppa Europea, Coppa di Lega, FA Cup e Charity Shield. Una macchina da gol molto simile ai Reds di oggi. Owen e Salah, il paragone viene facile. Era l’inglese il pericolo numero uno allora, lo è l’egiziano oggi. Poi i gol, tanti, in maglia Liverpool. I trofei alzati al cielo, il Pallone d’Oro e la maglia del Real Madrid. Similitudini, tante. Presenti e future che la Roma vorrebbe spegnere sul nascere. La strada soprattutto per Salah sembra tracciata, ma non martedì. Non quest’anno.

“Ossessione Liverpool” fu definita allora. Era il 2002 e la Roma per la seconda volta consecutiva uscì dall’Europa per mano dei Reds di Houllier. Nuovamente con Anfield palcoscenico della sfida decisiva. Alla Roma sarebbe bastato un pareggio per passare agli ottavi di finale, per la prima volta dal 1984. E ovviamente fu sconfitta – sceneggiatura di psicodrammi ne abbiamo? – Decisivi Litmanen ed Heskey. 2-0 e tutti a casa. Poi nei sedici anni successivi, il nulla. Amichevoli e niente più. Martedì il primo atto della vendetta. Tripla vendetta. Il 30 maggio del 1984 non si dimentica, ma questa è un’altra storia…

Marco Juric

Aspirante scriba, si avvicina al calcio giocato grazie alla chioma fluente di Giovanni Cervone. Folgorato dalla prima autobiografia di Roy Keane, non si innamora del Manchester United, ma del Nottingham Forest. Dopo i primi trent’anni di osservazione partecipante, ha deciso di passare gli altri trenta che gli rimangono a scriverne.

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