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Dall’importanza di Streich a Grifo: alla scoperta del Friburgo, avversaria della Juve in Europa League

Per capire la filosofia del Friburgo basterebbe guardare chi c’è in panchina. Christian Streich è uno di loro. È seduto sullo stesso posto da undici anni, ha visto passare periodi bui, altri più splendenti, fino a toccare anche il cielo. È retrocesso in seconda divisione, è risalito in Bundes, si è qualificato in Europa League e ora sogna sempre di più. Prossimo step: provare a passare il turno contro la Juventus. L’identità, in casa Friburgo, è al primo posto.

 

Christian Streich, l’uomo al centro del Friburgo

 

Tifoso prima che allenatore. Uno che è nato a pochi chilometri da Friburgo e che ha indossato quei colori anche da calciatore. In mezzo al campo lo ricordano in pochi, ma quello che sta facendo in panchina resterà nella storia del club. Christian Streich è in carica dal dicembre del 2011 e Friburgo è casa sua. Un allenatore capace di creare un’identità, fare gruppo, stare a stretto contatto con la comunità. Perché in realtà anche lui fa parte di loro.

 

 

Streich è un allenatore che va oltre il campo. Spesso si presenta allo stadio in bici, rispettando la filosofia di una città che punta tanto sull’ambientalismo. Non ha peli sulla lingua, è uno che in conferenza risponde a qualsiasi domanda senza paura. Ma c’è un momento che parla più degli altri: 27 settembre 2021, il Friburgo cambia ufficialmente stadio. Niente più Schwarzwald-Stadion, si giocherà nel nuovo Europa-Park-Stadion. Lui, alla fine dell’ultima partita su quel prato, si allunga e si commuove. Il video fa il giro del mondo e racconta chi sia Christian Streich.

 

Le cessioni e l’attenzione al bilancio

 

Insomma, se a dirigere c’è uno come Streich la metà dei problemi sono già risolti. Crea un gruppo, è amato dai tifosi e sa come sfruttare al meglio i giocatori a disposizione. Ma fuori dal campo come lavora il Friburgo?

 

È uno di quelle grandi realtà di una piccola provincia. Non ci sono tante pressioni, tantomeno paura nel lanciare i talenti. Il Friburgo lavora tanto con i giovani. Investe nell’academy, fa scouting e lancia i migliori subito in Bundes. E il bilancio parla da sé: compra a poco, vende a tanto. Difficile, quasi impossibile trovare minusvalenze. E ogni estate un pezzo importante può lasciare il club. L’ultimo è stato Schlotterbeck, passato al Dortmund per circa 20 milioni di euro. Tanti soldi incassati ma subito investiti e spalmati: acquisti oculati (come il giapponese Doan) ma anche spediti al settore giovanile. 

 

 

 

 

 

Come gioca il Friburgo

 

Streich non ha un modulo preferito. Cambia spesso, anche a stagione in corso. Dal 3-4-3 al 3-5-2, svariando tra difese a cinque e quelle a quattro. Al momento il prescelto è il 4-2-3-1, ma l’importante non è quello.

 

Al centro c’è l’intensità e la corsa. Streich vuole una squadra dinamica, capace di dare l’anima per la maglia. Il Friburgo non gioca un calcio spettacolare, ma sa come far male. Tanto passerà da Vincenzo Grifo, ala offensiva con 11 gol e 4 assist in questa Bundes. Il miglior realizzatore e la stella dei suoi.

 

 

In difesa tra i leader c’è Ginter, uno che ha giocato partite pesanti col Borussia Dortmund. Davanti, oltre a Grifo, saranno da tenere d’occhio Sallai, Doan – eroe col Giappone nel Mondiale in Qatar – e la prima punta, Gregoritsch. 193 centimetri di ottima tecnica, l’austriaco segna e anche tanto.

Abbiamo parlato di giocatori, dirigenza e allenatore. Tutto funziona alla perfezione in casa Friburgo. A parlare sono i risultati. Primo posto nel Girone G di Europa League davanti al Nantes con 16 punti su 18 disponibili, quarta posizione in Bundesliga a -3 dal Bayern Monaco primo. Identità, sacrificio e anche talento. Juventus avvisata, ci sarà da soffrire.

Davide Masi

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