Oggi per ogni romanista non sarà un giorno come un altro. No, oggi è il giorno che speravano non arrivasse mai: l’ultima partita di Totti alla Roma. Tutti ne parlano ed è già nostalgia. Ci ha pensato anche la Roma stessa a fomentare ulteriormente questo sentimento nelle ultime ora grazie al video ‘Francesco Totti: draw my life’ pubblicato sul proprio canale ufficiale di Youtube, video in cui il capitano giallorosso racconta disegno dopo disegno tutta la propria carriera. Tra emozioni, vittorie, compagni speciali e avversari speciali. A partire da Nesta: “A 11 anni per la prima volta affrontai Nesta e vinciamo noi 2-0 la finale del torneo Lenzini. Lì strinsi la mano ad Alessandro e non smisi mai di farlo. Sarebbe diventato un rivale e un amico: se vi chiedono di fairplay raccontate di Sandro e Francesco, disposti a tutto per vedere trionfare i propri colori tranne che a perdere nel rispetto di se stessi e del proprio avversario”. Poi, gli allenatori più importanti della carriera: Mazzone e Zeman. “Mazzone è stato come Mago Merlino: mi ha tenuto alla larga dagli inganni e protetto dal successo, mi teneva al riparo dalle luci della ribalta e da un ambiente come Roma capace di abbracciarti così forte da toglierti il respiro. Capitò che mi beccò in sala stampa ragazzi mentre rilasciavo un’intervista e mi disse ‘va a farti la doccia che a questi ci penso io’. Con Zeman ho fatto un altro passo verso la maturità, mi diede fascia di capitano e la 10 spingendomi ad accettare nuove sfide con me stesso sia in allenamento sia in partita. Mi responsabilizzò molto e mi misi a correre lungo la strada che aveva tracciato, quella che non portò ancora allo scudetto ma all’azzurro”. La Nazionale, appunto: “Del Piero, Nesta, Cannavaro, Buffon, Gattuso: se mi dite Italia penso a loro ed al ct Lippi. Se mi chiedete di racchiudere emozioni in due foto, la prima è Van Der Saar col cucchiaio nell’estate 2000; il secondo quando decido un angolo e ci metto tutta la potenza che ho decidendo il match contro l’Australia: un passo fondamentale verso il titolo azzurro. Poi vedo quando Cannavaro la alza e quando io e Daniele la baciamo al Circo Massimo. A quel mondiale ci arrivai per tenacia e per miracolo a 3 mesi da un grave infortunio: per un attimo ho temuto di aver perso il treno ma dopo l’intervento di Mariani capii che potevo vincere quella sfida”. Poi, beh, come dimenticare lo scudetto giallorosso: “A 24 anni vinsi lo scudetto nella mia città: si gioca a calcio per vivere almeno un giorno come quello. Roma era un carnevale: giallorossa dappertutto, per la nostra gente eravamo degli eroi”. Infine, parole speciali per un compagno che per Totti rappresenta un fratello: De Rossi. “Ho avuto la fortuna di dividere una parte di carriera con un fratello come Daniele: quando la fascia era sul suo braccio sapevo che era in un posto sicuro”.
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