Ormai ritiratosi dal calcio giocato, Alessandro Florenzi è tornato a parlare del proprio addio alla Roma tra ricordi e rimpianti
“Mi è dispiaciuto tanto andare via dalla Roma, la mia idea era fare un percorso alla Giannini, Totti e De Rossi”: c’è del gran rammarico nelle parole di Alessandro Florenzi, che al “The BSMT by Gianluca Gazzoli” si è aperto a 360° ripercorrendo gran parte della propria carriera.
L’ex difensore, che si è ritirato dal calcio giocato la scorsa estate, è tornato a parlare nello specifico delle principali tappe della propria carriera: su tutte Roma e Milan, le squadre che gli hanno lasciato di più.
Prima di tutto Florenzi è tornato sull’addio in giallorosso, facendo chiarezza in merito alle motivazioni: “Secondo me i tifosi non l’hanno vissuta bene, perché alcuni di loro hanno una realtà distorta, che alcune persone gli hanno messo in testa anche attraverso i giornali, che dicevano che ero io a volermene andare. Ero rimasto fuori rosa, Mourinho mi ha chiamato per chiedermi perché non partivo con la squadra. Io gli ho risposto che avrebbe dovuto dirmelo lui, ma mi ha ribadito che in società gli avevano detto che avevo litigato con tutti. Così sono finito a giocare al PSG. Secondo me Mourinho mi voleva nuovamente in rosa, ma qualcun altro lo ha impedito“.
“Ho capito che dovevo andare via quando il mio procuratore mi ha fatto notare che andavo contro un muro. A noi romanisti ci piace vincere, ma ci piace di più l’attaccamento, perché non siamo abituati a vincere, non siamo il Real Madrid. Quando al tifoso romanista togli anche quello è un problema, è come se mancasse qualcosa”.
L’ex difensore ha anche parlato del periodo in cui ha indossato la fascia di capitano giallorossa: “È capitato semplicemente perché Totti e De Rossi hanno salutato. Era già capitato che l’avessi fatto, ma è sempre una grande responsabilità. Roma è talmente passionale che ti travolge“.
Per concludere, invece, si è soffermato sull’avventura al Milan, durante la quale ha anche vinto uno Scudetto. Tante, però, le differenze tra la stagione del tricolore e la scorsa: “L’anno dello Scudetto c’era un mix. Io, Kjaer, Zlatan, Giroud da una parte, dall’altra Leao, Theo, Calabria. Il gruppo si crea con un mix tra giovani e vecchi che riescono a incastrarsi. Di solito ho la sensazione di sentire quando c’è qualcosa e nell’anno dello Scudetto lo sentivo. Lo scorso anno non ho sentito niente. Infatti siamo arrivati noni, cambio di allenatore su cambio di allenatore.”
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