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Quando la Fiorentina a Salerno perse a tavolino un match di Coppa UEFA e fu eliminata

Martedì 3 novembre 1998. Ore 21:33 circa. La Fiorentina sta vincendo la partita di Coppa UEFA contro gli svizzeri del Grasshoppers per 2-1. È la sfida di ritorno dei sedicesimi di finale, si gioca in campo neutro, all’Arechi di Salerno (il Franchi era squalificato), e all’andata la squadra di Trapattoni aveva vinto 2-0, ipotecando il passaggio del turno. L’arbitro fischia la fine del primo tempo e le squadre si dirigono verso il tunnel che porta agli spogliatoi. La situazione è tranquilla, il discorso qualificazione è chiuso ampiamente e i tifosi viola (i pochi presenti a Salerno e i tanti davanti alla tv) stanno per iniziare a godersi la pausa quando a un certo punto si sente un boato. Boom. Prima un lampo giallo, poi il fumo. È scoppiata una bomba carta dentro il campo: il 4° uomo, il signor Philippe Flament, si allontana di corsa ma poi si accascia a terra. Verrà portato fuori con la barella e poi in ospedale. Cosciente ma impaurito e ferito: il referto parlerà di ferita lacero contusa al ginocchio destro.

 

 

Nel frattempo, il bordocampista di TeleMonteCarlo (il canale tv che trasmetteva la diretta) intervista a caldo Antognoni, che allora era un dirigente viola: “Non si capisce cosa abbiano scoppiato”, dice. “Ma sono stati i tifosi salernitani. I nostri sono di là”. Di là, ossia in un’altra tribuna rispetto a quella da cui è stata lanciata la bomba carta, dov’era presente una frangia di tifosi della Salernitana. Ma perché sarebbero stati loro? Con quale interesse? Si sparge l’idea di ripicca per quanto successo due settimane prima a Firenze. Al Franchi si era giocato il match di Serie A tra Fiorentina e Salernitana (finito 4-0 per la Viola). Dopo la partita, ci furono scontri presso la stazione di Santa Maria Novella e un tifoso salernitano finì all’ospedale. La partita tra Fiorentina e Grasshoppers, comunque, viene interrotta e non riprenderà più. La UEFA deciderà il giorno dopo di attribuire lo 0-3 a tavolino per gli svizzeri. La Fiorentina è colpevole di “responsabilità oggettiva” e verrà così eliminata da quella Coppa che poi vincerà il Parma, a maggio, nella finale di Mosca. 

 

 

Perché si era giocato a Salerno?

La Fiorentina, in quell’edizione della Coppa UEFA, fu costretta a giocare le prime due partite in campo neutro perché durante l’edizione di Coppa delle Coppe di due stagioni prima, lo Stadio Artemio Franchi fu squalificato per lancio di oggetti in occasione della semifinale di ritorno contro il Barcellona. Il primo match, contro l’Hajduk Spalato, fu giocato al San Nicola di Bari. Il secondo (e ultimo) a Salerno. Una scelta che fece discutere già dai giorni precedenti al match (anche per il legame tra i tifosi viola e quelli dell’Hellas Verona, grandi rivali dei salernitani), ma fu giustificata per devolvere l’incasso agli abitanti di Sarno colpiti dall’alluvione del 5 maggio precedente. Nonostante i buoni propositi, la tensione si era avvertita già nei giorni precedenti: fu predisposto un alto numero di forze dell’ordine per evitare contatti e nuovi scontri tra le due tifoserie, ma l’uso di una bomba carta a rovinare tutto non fu evitato. 

 

La Fiorentina della stagione 1998/1999 fu forse l’ultimo vero squadrone che aveva permesso a Firenze di sognare il sognabile: i tifosi viola annusarono la vittoria dello scudetto (Fiorentina campione d’Inverno e poi terza a fine campionato, anche a causa dell’infortunio di Batistuta), la Coppa Italia (persa nella doppia finale contro il Parma) e la Coppa UEFA, desiderata ma spazzata via da una bomba carta. Oggi la Fiorentina torna a Salerno. Senza più sentimenti di rivalsa ma con il desiderio di riprendersi l’Europa e tornare grande, come lo era quella sera di ventitré anni fa. 

Cosimo Bartoloni

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