Una rivoluzione, quella voluta attuare dalla FIFA, per la battaglia contro il razzismo. Questo è quanto emerso dal Congresso tenutosi a Bangkok, in Thailandia, nel quale è stato svelato un gesto, univoco, che potrebbe consegnare la sconfitta a tavolino per la squadra (e la rispettiva tifoseria) accusata di gesti razzisti.
Due mani incrociate, tese, sotto il volto, questo il nuovo gesto approvato dalla FIFA come univoco per essere utilizzato come denuncia nei confronti di casi di razzismo. “Renderemo il razzismo un reato specifico, obbligatoriamente incluso nei codici disciplinari delle 211 federazioni affiliate alla FIFA, attribuendo agli atti discriminatori sanzioni specifiche e severe” ha dichiarato il segretario generale Mattias Grafstorm.
La FIFA, in questa rinnovata fase di lotta contro il razzismo, ha stilato un piano diviso in cinque punti. Il primo, come definito, in precedenza, riguarda la resa del razzismo di un reato specifico, incluso nei codici disciplinari. Quindi, l’introduzione del gesto, universalmente riconosciuto, utilizzabile dai giocatori per comunicare incidenti razzisti, che porterà all’interruzione, sospensione o abbandono della partita a seconda dei casi. Una procedura in tre fasi: dal gesto all’annuncio pubblico dell’arbitro, che quindi sospenderà la partita.
Il terzo punto riguarda le conseguenze penali per colori i quali si macchiano di crimini razziali, mentre il quarto è relativo all’educazione, soprattutto nelle scuole “per garantire un futuro libero dal razzismo”. L’ultimo punto è relativo all’istituzione di un “Pannello Anti-Razzismo”, composto da ex giocatori, chiamati a monitorare l’attuazione di queste azioni nel mondo.
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