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“Fede, oggi giochi tu…”. Inter-Cagliari la decide una doppietta di Melchiorri. La favola continua…

“Fede, oggi giochi tu…”. L’ha decisa lui, Federico Melchiorri. Doppietta all’Inter alla prima gara in assoluto da titolare in serie A, quella che assaporò appena, a 19 anni, nel lontano 2006, e che un male terribile voleva togliergli per sempre. Dai campetti polverosi dell’Eccellenza marchigiana al salotto del calcio italiano, la Scala, San Siro. Un viaggio lungo 6 anni, affrontato con gli occhi della tigre, la voglia di non mollare e di riprendersi ciò che la sfortuna gli aveva tolto in pochi secondi.

Esordio in A per Melchiorri durante Empoli-Siena del dicembre 2006.

E’ ripartito da zero, Fede. Ebbe uno scontro di gioco fortuito nell’aprile del 2010 durante un Giulianova-Cavese. Soliti controlli di rito, una tac e lo shock: cavernoma venoso. A soli ventitré anni il sogno svaniva e c’era da combattere per un bene più prezioso. Ma quando hai una marcia in più nulla può abbatterti e Fede è anche un tipo orgoglioso.  Ce lo disse il suo amico-procuratore,  Matteo Rossetti: “Io conosco Fede dai tempi delle medie. Ci ha sempre tenuto a dire che se un giorno fosse arrivato nel calcio che conta lo avrebbe fatto con le sue forze e così è stato. Si vedeva già da allora che aveva una marcia in più, è un ragazzo intelligentissimo e molto umile”.

Melchiorri con la maglia della Maceratese

E Melchiorri è anche un lottatore, in campo come nella vita. Nonostante avesse solo 23 anni la prese subito per il verso giusto. Sapeva che forse non avrebbe più giocato, almeno ad alti livelli. Ma quando hai il calcio nel sangue… Tolentino, Maceratese, Padova, Pescara. Eccellenza, serie D, serie B: la nuova scalata è inarrestabile. L’arrivo a Cagliari gli ha restituito quel sogno. Calcare un prato di serie A, a distanza di 10 anni dal suo esordio con il Siena, non gli bastava, e così Federico ha deciso di rendere indimenticabile l’ultima pagina della sua rinascita. Il minuto ottantotto di Cagliari-Sampdoria gli restituisce solo in parte ciò che la malattia gli aveva tolto. L’incredibile serata di San Siro lo rimette in pace con la fortuna: “il miglior pomeriggio della mia carriera”.

Come festeggerà? In famiglia, con un piatto di Vincisgrassi maceratesi cucinati dalla sua ragazza e con il suo cane, diventato per lui un inseparabile amico. Magari ascoltando gli 883 e i Queen, i suoi gruppi preferiti. Martedì si riprende, scarpette ai piedi e penna in mano, magari d’inchiostro azzurro. Oggi in tribuna, al “Meazza”, c’era anche Giampiero Ventura. Chissà, magari la sua bellissima scalata si potrebbe arricchire presto di nuovi, esaltanti capitoli. 

Francesco Caruso

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