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“Fa sempre la stessa cosa…”? Mica tanto. Suso, che ritorno al gol: lampo da fuoriclasse per spegnere l’astinenza realizzativa

Fa sempre la stessa cosa”. Davvero? Non ditelo oggi, però, a Jesús Fernández Sáez De la Torre, in arte Suso: perché se la vostra sequenza di istantanee ricorrente legata allo spagnolo porta, normalmente, al rientro sul mancino e al tiro di interno sinistro, l’8 rossonero ha inaugurato un modo tutto suo per smentire qualche voce ormai di troppo.

Liberarsi di De Paul nello stretto, abbassare ulteriormente il baricentro dopo il controllo e lasciare andare la gamba come forse mai fatto prima: niente giro dato al pallone, ma siluro dritto per dritto, da trenta metri, finito lì dove per Bizzarri ambire al miracolo sarebbe stato semplicemente impossibile. Alla faccia dell’elemento in calo, incapace di trovare il gol dalla gara di Coppa Italia contro il Verona o, in campionato, dalla trasferta di Sassuolo: con o senza rete, l’andaluso resta sempre e comunque faro di qualità di un Milan totalmente diverso rispetto alla cupa prima parte di stagione, nonostante la striscia di vittorie consecutive si sia fermata, oggi, alla Dacia Arena.

Sul suo momento, appena 24 ore prima, Gattuso ha finito per vedere soddisfatta nell’immediato la sua richiesta, fungendo contemporaneamente da ghigliottina per la testa di qualche critica: “Fa le due fasi, è sempre disponibile: ci aspettiamo qualcosa in più e qualche gol dalla sua mattonella, ma me lo tengo stretto”. E allora rieccola, la miccia pronta a far ri-esplodere la voglia di gol (e risposta) dello spagnolo: zolla diversa e (impresa ancor più ardua) perla anche più bella, seconda dopo il flash della passata stagione a Napoli. Nonchè sesta in campionato, per il settimo risultato utile consecutivo, ottenuto sul campo di chi dall’arrivo di Oddo ha dovuto inchinarsi solamente alla Lazio in questa Serie A.

Nella domenica delle follie balistiche insomma, con il doppio gol olimpico firmato Veretout-Pulgar, a prendersi la scena è arrivato anche Suso. Lampo da fuoriclasse per ricordare a tutti, in caso di scarsa reminiscenza o blackout, quanto il Milan viva ancora della qualità del suo talento: chi da fissazione dell’ex ds Maiorino, strappato al Liverpool per 200mila euro e presentato da neo acquisto praticamente tre anni fa come oggi, è diventato indiscutibilmente simbolo rossonero. Per voglia di vestirne la maglia e qualità, anche nel “fare sempre la stessa cosa”: piacevole abitudine, almeno per oggi, modificata. Per quello che con ogni probabilità resta, sinora, il gol più bello di una carriera in cui l’unico obiettivo resta volare sempre più Su(so). Un po’ come il missile terra-aria scagliato ad Udine.

Simone Nobilini

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