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L’Everton batte l’Arsenal: “Ginger Mou” riapre la Premier League

Ginger Mou” ha riaperto la Premier League: è così che chiamano Sean Dyche, uno dei personaggi più iconici del calcio inglese. Simbolo di conservatorismo, spesso additato come un vero reazionario, il nuovo allenatore dell’Everton ha battuto l’Arsenal con le stesse caratteristiche che aveva il suo Burnley: ottima fase difensiva, fisicità, gioco aereo e ripartenze. 

L’esordio di Dyche a Goodison Park non poteva essere migliore: porta inviolata, un solo gol di scarto, segnato di testa da un difensore. E che difensore: il marcatore è James Tarkowski, uno dei simboli del Burnley che proprio con Dyche è riuscito a rimanere per 6 anni di fila in Premier League. Un difensore che bada al sodo, ruvido, concreto: la perfetta emanazione di Dyche in campo. 

Everton-Arsenal: Dyche vince all’esordio grazie a Tarkowski

La salvezza? Non stiamo parlando di scienza aerospaziale“: poche parole che descrivono bene il carattere di Dyche. Rude, diretto, tutt’altro che romantico o retorico. Come Mourinho: un leader che protegge la squadra nei momenti di difficoltà. “Ginger Mou” lo aveva detto pochi giorni fa in conferenza stampa: “Non è arrivato nessuno dal mercato? Poco male, i miei giocatori sono forti“. Nessuno gli credeva, l’Everton sembrava destinato a una inevitabile retrocessione; anche prima della partita di oggi a Goodison Park ci sono state proteste e contestazioni da parte dei tifosi nei confronti del “board”, della dirigenza, accusata di mentire ai fan. Ma Dyche ha fatto il miracolo: ricompattare in pochi giorni la squadra, trovare solidità difensiva, vincere. 

Tre punti conquistati con il sudore, la grinta e la furbizia, come dimostrano anche i quattro cartellini gialli nel giro di mezz’ora, di cui uno per proteste e uno per perdita di tempo. Qualità che hanno portato i Toffees momentaneamente fuori dalla zona retrocessione, prima che il Wolverhampton battesse il Liverpool, e che sono mancate ai Gunners di Arteta. Ora il City, battendo il Tottenham, potrebbe portarsi a meno due punti dalla vetta. 

Andrea Monforte

Classe 2000, monzese (d’adozione), studio Lettere a Milano. Un’indomita ed ereditaria passione per lo sport (calcio, ovviamente, ma anche ciclismo), declinata in “narrazione” tecnica e sentimentale: la critica della complessità come antidoto alla semplificazione. La vaghezza del ricordo personale ha reso l’azzurro del cielo di Berlino 2006 un’indelebile traccia mitologica. Sono nato lo stesso giorno di Ryan Giggs e di Manuel Lazzari, ma resto umile.

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