Il rigore di Quaresma non ha cancellato le certezze: la Polonia è stata una delle reginette di Euro2016. Per organizzazione e gioco, una delle nazionali più preparate della competizione. E con un grande avvenire, perchè il movimento si sta sviluppando in maniera esponenziale: non solo stadi e strutture nuove – gran parte figlie dell’Europeo del 2012 – ma anche una serie di giovani già pronti ad affermarsi nei migliori campionati. Giocatori veri, non più così fumosi o acerbi.
Il retrogusto dell’Europeo polacco non può che essere agrodolce: una fase difensiva impeccabile per cinque partite è stata tradita dalle troppe occasioni sprecate in avanti, nonostante le trame e la sintonia offensiva siano state davvero degne di nota. In questa contrapposizione Arkadiusz Milik sembra essere l’immagine perfetta: elegante, pronto al sacrificio ma troppo spesso impreparato sotto porta. È comunque un classe 1994, di certo tra i migliori giovani del torneo e pedina per il futuro della nazionale (e del club che se lo aggiudicherà).
Capitan Robert Lewandowski può dunque stare tranquillo: per i Mondiali di Russia 2018 la Polonia c’è. Eccome. I suoi più vecchi oggi hanno meno di 30 anni e sono nel pieno delle loro capacità: non solo l’attaccante del Bayern – uomo squadra in questo Europeo piuttosto che cecchino infallibile – ma anche Blaszczykowski, Krichowiak, Grosicki e Glik. In prospettiva, dunque, avranno la giusta maturità per affrontare una competizione ancora più importante, dopo il record già stabilito in Francia. Sommati a loro i
E poi ci sono giovani e giovanissimi, da guardare e riguardare. Conosciamo le qualità di Zielinski, formidabile nell’ultima stagione con l’Empoli; abbiamo visto in opera Kaputska, classe 1996 che ha dimostrato di valere il posto che lascerà vuoto Kuba. Lo stesso Milik è pronto a confermarsi. Con loro, una serie di giovanissimi che ora popolano l’Ekstraklasa polacca, neanche ventenni con già una grande esperienza di prima squadra alle spalle. Niente paura, dunque: il rigore di Quaresma non cancella il lavoro di Nawalka. Una Polonia così bella e così verde vale più di un quarto di finale.
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