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Essere o apparire? Ungheria-Belgio, identità a confronto

Due nazioni agli antipodi, tanto distanti per geografia quanto inavvicinabili calcisticamente. Individualismo contro solidarietà, organizzazione contro passione, globalizzazione contro identità nazionale. Ungheria-Belgio è tutto questo: una miscela di elementi dicotomici racchiusi in un campo di calcio. Da una parte i diavoli rossi, emblema del multiculturalismo operato da Bruxelles; dall’altra magiari, pronti a tutto per il proprio paese.

Stesso obiettivo però, riscrivere la Storia. Con la maiuscola ovviamente, non è un caso. Perché entrambe, di storie, ne hanno veramente a bizzeffe. La parte alta del tabellone è un invito all’intraprendenza, con nessuna grande favorita a infrangere i sogni delle più piccole cenerentole; spazio dunque all’incoscienza di chi sa di avere tra le mani un’occasione irripetibile.

Il Belgio è giovane e sfrontato, figlio prediletto dell’Unione Europea, con l’irriverenza di una squadra formata da fiamminghi e discendenti del continente africano. Nella sua storia non ha mai vinto, ma più di una volta ha dimostrato di saper lavorare gioielli calcistici da regalare al mondo, come Preud’homme o Scifo. La disciplina tattica poi non è mai stata il suo forte, abituato com’è ad affidarsi all’estro dei suoi calciatori più talentuosi. Quest’anno però, Wilmots permettendo, potrebbe essere arrivata finalmente la svolta tanto attesa, grazie a un reparto difensivo che sembra sufficientemente stabile da reggere lo sbilanciamento in avanti della squadra.

L’Ungheria è la miglior rivelazione del torneo, la nazione più improbabile che ci si sarebbe aspettati agli ottavi; da vincitrice del girone poi, neanche a parlarne. Eppure questa armata Brancaleone dell’Est ha stupito tutti, improntando il proprio gioco sull’unica cosa che gli ungheresi hanno sempre fatto egregiamente: resistere e ribellarsi. Un collettivo in campo, come quelli che negli anni’50 protestavano contro l’invasione sovietica di Budapest, colpevole tra le altre cose di aver infranto il sogno dell’Aranycsapat, la squadra d’oro di Puskas e compagni.

Spazio ai contendenti allora: il Belgio è pronto a far sfilare le sue stelle sul red carpet del Municipal di Tolosa, rigorosamente una alla volta per mostrarsi meglio agli obiettivi dei fotografi; l’Ungheria, dal canto suo, lancerà nella mischia i suoi scatenati ragazzi della Via Pal. Ora o mai più, estro contro pratica. E voi da che parte state?

di Andrea Zezza

Redazione

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