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Elezioni Figc, Abodi: “Bisogna incrementare risorse e infrastrutture” E Tavecchio risponde: “Iniziato un percorso di riforme e anche l’Europa ci sta premiando”

⁠⁠Carlo Tavecchio e l’attuale numero uno della Lega B Andrea Abodi hanno depositato, già da qualche giorno, la propria candidatura per la presidenza della della Federcalcio, in vista dell’assemblea elettiva che si terrà il prossimo lunedì 6 marzo. E intanto i due sfidanti hanno parlato sulle pagine de La Gazzetta dello Sport, facendo il punto della situazione: “Ho capito che la Figc aveva bisogno di un cambio di passo – afferma Abodi – e questo mi ha spinto a rinunciare anche alla B, la mia seconda famiglia, nella quale siamo riusciti a costruire valore e rispetto. In due anni e mezzo c’è stata una totale disattenzione nei confronti delle leghe minori, Abbiamo avvertito una nobile solitudine, la Figc non ci è mai stata vicina. Poi c’è stato l’agguato legislativo della Melandri, con i tagli per B e Lega Pro. Per fortuna ci siamo fatti sentire per far differire la norma al 1° luglio, altrimenti saremmo andati in crisi a gennaio”. C’è bisogno di dialogo e confronto, può sembrare che prendo una strada più arrotondata ma porterà all’obiettivo finale, che è alzare la qualità del prodotto. Dentro, ci sarà anche la riduzione dei campionati, ma non solo”. Comunque vada, mi aspetto che la A trovi soluzioni su statuto e governance. Possono essere divisi su tutto, ma non sulla ricerca maniacale sulla qualità del prodotto e, quindi, l’aumento dei fatturati. Come? Incrementare gli standard qualitativi, diversificare gli investimenti su infrastrutture e formazione, redistribuire in modo più equo i proventi tv, in modo da presentarsi con un’immagine internazionale. La parola passa a Carlo Tavecchio: “Non mi sarei ricandidato se dopo un inizio particolare non avessi sentito un consenso crescente da parte del sistema calcio. Ho superato un momento difficile, e di questo sono orgoglioso, come dei riconoscimenti di personaggi prima estremamente critici. Le dichiarazioni favorevoli di Agnelli, del tutto spontanee, e un colloquio riservato con Cairo, in cui mi ha detto di aver cambiato opinione sul mio operato, sono stati decisivi. Abbiamo avviato un percorso di riforme che va completato. Il tetto alle rose e la valorizzazione dei vivai che hanno contribuito a generare il fenomeno Atalanta, le licenze nazionali, il grande sostegno al calcio femminile, l’adeguamento delle infrastrutture, le norme restrittive sui bilanci. E molte di queste cose sono passate all’unanimità in Consiglio federale. Per questo, sorrido quando leggo certi commenti sulla mia gestione”. E intanto con Tavecchio l’Italia sta recuperando gerarchie a livello anche di calcio giocato: “L’Europa è il nostro riferimento. Qualcuno ha detto che la Figc ha sempre avuto un ruolo centrale, ma non è vero. Se avessi ascoltato le indicazioni del sistema avrei dovuto votare Blatter e non avrei dovuto votare Ceferin. E invece siamo stati bravi a capire che stavano cambiando gli equilibri interni. Siamo stati premiati con la possibilità di ospitare alcune partite di Euro 2020 e con l’organizzazione dell’Europeo Under 21 del 2019. E poi abbiamo Agnelli e Gandini in Eca, la Christillin in Fifa, e ottime speranze di essere rappresentati da Michele Uva nell’Esecutivo Uefa. E sulle difficoltà per una A a 18 squadre: “Le società di A non decideranno mai di scendere a 18 squadre. Questo intendevo quando ho parlato di utopia. C’è un sistema autoprotettivo. Nel mio programma c’è una proposta concreta: A e B a 20 squadre, con due retrocessioni e due promozioni, Lega Pro con due gironi da 20. La B diventerebbe un soggetto assistito da circa 90 milioni di mutualità, 5 a società: mi sembra sostenibile. In Lega Pro, l’anno scorso abbiamo fatto 12 ripescaggi, possiamo continuare così? Ora dicono di aver inventato il rating, ma abbiamo delle nuove licenze nazionali che rispettano gli standard Uefa: basta applicarle”.

Redazione

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