Gondolieri, donne, bambini. Il vecchietto lassù è rimasto senza voce ma la sosta non è ammessa. Segnale di divieto bello grande: “Siete venuti fin qui per prendere il sole?”. Anche se fuori c’è sempre (o quasi) stato vento, freddo e soprattutto nuvolo. Si fa notare anche un… prete! Il come è curioso: questo signore tutto coperto si avvicina con fare perso a partita iniziata e afferma ‘dove devo andare? Sono trent’anni che non vengo a vedere il Venezia allo stadio…”. Venezia? Meglio ‘Unione’ perché così è chiamato e conosciuto da una città intera. Anzi, le città sono due, il coro non mente: “…per sempre sosterremo le nostre due città!”. Venezia e Mestre: il gioiello romantico sospeso tra laguna e cielo e la terraferma, dove è costruito il Taliercio, campo d’allenamento della squadra di Tacopina. Ma dalle montagne di Belluno escono anche altre sorprese: ci sono anche un capo ultras dai rasta infiniti, un labrador affamato di calcio e pure un… cestino che vola in campo dopo il gol dell’uno a zero contro la Ripa la Fenadora. Delirio. E finirà con una vittoria, estasi a tinte arancioneroverdi perché… “finalmente torniamo in Serie C!”. Lega Pro, professionismo. Bye bye dilettanti: il Venezia di Tacopina (oggi assente, in USA) torna nel calcio che conta dopo un solo anno di D, nel calcio che merita per tifoseria, storia, tradizioni. Ed ora, via alla festa…
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