Diciassette anni sono tanti. Undici lettere, ci vuole una vita anche per scriverlo. Esatto, una vita. Per un calciatore soprattutto. Edin Dzeko domani tornerà sul prato dello stadio Paolo Mazza, lì dove tutto è cominciato. Rincorrendo il sogno di fare il calciatore, prima a casa, poi in giro per l’Europa. Germania, Inghilterra e Italia. In mezzo vagonate di gol. Ferrara, il mondo e ritorno. E domani siamo certi che la mente per un attimo tornerà a diciassette anni fa. A quando era solo un bambino di quindici anni alla “prima” al di fuori della sua Bosnia, che da pochi anni aveva ottenuto l’indipendenza dopo una guerra che aveva lasciato il segno anche e soprattutto sui ragazzi della sua generazione. Bambini ai tempi delle bombe con il calcio come unica via per non pensarci.
Era il maggio del 2001, palcoscenico lo stadio di Ferrara, dove si giocava la ventesima edizione del torneo giovanile intitolato al leggendario presidente della Spal Paolo Mazza. Un triangolare della categoria allievi con Spal, Milan e Zeljeznicar Sarajevo. E tra i “ferrovieri” bosniaci già svettava un giovane spilungone, Edin Dzeko. Ma non al centro dell’attacco, lì si sposterà più avanti, ma in mezzo al campo. Trequartista offensivo, poco agile ma molto tecnico. Kloc era il suo soprannome, un giovane “lampione” di quindici anni, pieno di sogni ma con la stessa faccia di oggi. Ieri uno dei tanti, oggi campione assoluto di una Roma formato Champions.
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