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Zamparini saluta Palermo, ritratto di un presidente a… colori

Ciao, semplicemente ciao. Un saluto innocente, diretto. Carico di gratitudine e anche di un pizzico di nostalgia. 14 anni e 7 mesi, in fin dei conti, sono davvero tanti. Maurizio Zamparini saluta Palermo. Difficile trovare parole molto… serie direbbero i Modà. Passioni, vittorie, litigi, delusioni e grandi traguardi. Un concentrato di emozioni intrise di storia che ‘Come un pittore’, proveremo a raccontare con la forza dei colori. Rosa e nero in primis, le due tonalità di cui l’imprenditore friulano si innamorò quando nell’estate del 2002 decise di acquistare il Palermo dalle mani di Franco Sensi.

Ceduto il Pordenone ed esaltatosi alla guida del Venezia, Zamparini si lanciò in una nuova avventura, scegliendo ‘l’azzurro del cielo e del mare’ della Sicilia. Giusto, i colori. Una costante nella carriera del presidente, abituato al giallo della $ del denaro. Affari sì, ma con lungimiranza e attenzione. Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti. Dybala, Cavani e Pastore vi dicono qualcosa? Acquistati per pochi spiccioli e rivenduti a peso d’oro. Trentadue milioni più otto di bonus dalla Juve per la Joya (al momento la cessione più alta messa a bilancio dal Palermo nell’era Zamparini). Quasi ventitrè milioni dal Paris Saint-Germain per Pastore e diciassette dal Napoli per Cavani. Trasferimenti record, fiori all’occhiello di un perfetto modo di fare calcio.

Ciao, semplicemente ciao. Saluto sì, dolce ma anche amaro. Chiedetelo ai 29 allenatori sostituiti nel breve volgere di 15 anni. Il più longevo? Beppe Iachini, riuscito a rimanere sulla panchina rosanero dal 25 settembre 2013 al 10 novembre 2015, nonostante le offese. “E’ un deficiente ed è impazzito – disse una volta Zamparini – la squadra gioca male e non vuole che glielo si dica”. Due anni per Iachini, due partite per Pioli, che detiene invece il record negativo di permanenza sulla panchina del Palermo. Due partite ufficiali in Europa League, zero in A, novanta giorni incluso il precampionato. “L’esonero di Pioli? Mi sto ancora mangiando il secondo testicolo per averlo cacciato. Il primo me lo sono già mangiato”. Ah, dimenticavamo Malesani. 19 giorni dal 5 al 24 febbraio 2013. Una parentesi davvero troppo breve per poterla davvero considerarla tale.

Ciao, semplicemente ciao a quel Barbera teatro di tante vittorie e di traguardi raggiunti. Come quella finale di Tim Cup conquistata dopo aver eliminato il Milan in una notte da oscar. Una notte ‘blu’ come quelle di Europa League, spruzzata di sfumature gialle come le stelle affrontate sul palcoscenico europeo, calcato per ben cinque volte in quasi quindici anni. Un blu trasformatosi adesso in nero, come lo spettro della retrocessione che si allunga sul Palermo di Lopez. Il futuro, però, si colora di rosa, legandosi a quel nero che adesso fa un po’ meno paura: “L’obiettivo dei nuovi investitori sarà riportare il club nella posizione che la città merita – recita il comunicato diramato oggi dal numero uno del Palermo – quella EUROPEA, raggiungibile al termine di un programma di 3-5 anni”.

Finisce così l’era Zamparini. Trionfi, vittorie, delusioni e sorrisi. Tutti legati da un unico comune denominatore: i colori. Quel rosa e quel nero che non sbiadiranno mai. Ciao presidente, semplicemente ciao.

Ernesto Branca

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