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Derby -3. Nelle vene sangue nerazzurro, sulla pelle San Siro e la 3 di Facchetti. Intervista al tatuatore Alberto Marzari

Alberto, 27 anni, ha iniziato a fare il tatuatore quattro anni fa e ora vive a Roma (dove lavora all’Eternal City Tattoo) e a Milano torna per ogni partita della sua Inter. Segni particolari: i clienti, una foto in curva con Van Der Meyde (“L’ho incontrato sui gradini più alti del secondo anello, gli ho detto di vedersi la partita con noi perché la gente di lui si ricorda, così è sceso e si è scattato una foto”) e un piccolo record che sogna di confermare in California.

Nella sua vita, com’è facilmente intuibile, la fede calcistica non è un aspetto irrilevante e in qualche modo, con l’invida di tanti, è riuscito ad unirla al suo lavoro. Un gran numero dei suoi clienti, che spesso sono (o diventano) amici, condividono con Alberto la squadra di appartenenza e talvolta la stessa gradinata a San Siro.

Per questo se decidono di rendere indelebile la loro fede, non esitano a rivolgersi a lui. “Cosa c’è di meglio che farsi tatuare un simbolo da chi come te in quel simbolo crede?”.

Il discorso non fa una piega e così entriamo subito nello specifico chiedendogli quali sono i disegni che i sostenitori della Beneamata chiedono più spesso sulla pelle. Ci sorprende: “La cosa che tatuo più di tutte è il logo dell’Inter degli anni ’80: quello con il serpente dentro lo scudo, quando lo sponsor era la Misura. E’ graficamente semplice e molto d’impatto, con quell’effetto nostalgia che piace sempre. Poi mi capita spesso lo stadio e la maglia perché facilmente personalizzabile. E tengo a specificare che il più delle volte quella che mi metto a tratteggiare non è legata ad una stagione vincente. Per esempio Recoba, che ho realizzato negli ultimi giorni o Djorkaeff, sono giocatori legati ad epoche più buie, quelle dove si forgia la fede…”.

Lui, su se stesso, di icone ne ha tre: il primo logo, lo stadio e la maglia numero 3: Giacinto Facchetti: simboli che uniscono spazio tempo i tifosi di questa squadra e che rappresentano in modo evidente il senso di appartenenza a questi colori. E proprio sul corpo di Luca Facchetti, figlio dello storico Capitano, Alberto si è trovato a tatuare la maglia del padre Giacinto.

E non è il primo del mondo Inter a scegliere la mano di Alberto: Stefano Vecchi, attuale allenatore della Primavera, è andato proprio da lui. Ma non mancano nemmeno i giocatori: tra i nerazzurri due ex capitani delle giovanili: Donkor e Taufer e in Serie A sotto il suo ago (e inchiostro) si sono messi il capitano del Cagliari Dessena, Cacciatore del Chievo, Pisacane, Floro Flores, Giannetti e tanti altri.

Sono soprattutto i tifosi però che tra Roma e Milano (Alberto tatua anche sotto la Madonnina sfruttando la trasferta di campionato a cui non manca mai) a dare più sfogo alla fantasia, tra momenti che hanno segnato il loro tifo o icone universali della storia dell’Inter. E così troviamo immagini diverse e abbinamenti particolari che uniscono la simbologia base del mondo del tatuaggio e quella del calcio.

Una curiosità che somiglia più a un record, è che ad ogni convention a cui Alberto ha partecipato, c’è stata almeno una persona che si è fatta tatuare qualcosa legata all’Inter. Chissà che alla prossima a cui prenderà parte, in California, a gennaio, Per il futuro più immediato Alberto vola a lunedì mattina e un po’ più in là: “Spero di tatuare il gol vittoria lunedì e qualcosa di più a maggio!!”

Per il momento le immagini più riprodotte riguardano Zanetti, lo stadio e Facchetti. Ma i tifosi hanno grandi aspettative dalla nuova Inter e Alberto sarà pronto a gioire delle vittorie sugli spalti e a inventarsi disegni del nuovo corso in studio. Tra nuovi idoli e trofei.

Redazione

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