3 luglio 2015. L’accoglienza fredda e diffidente delle prime ore si scioglie nei suoi occhi lucidi: Rafa si emoziona e colpisce al cuore il madridismo – forse l’unica volta in sette mesi – la voce rotta non gli impedisce di parlare. “E’ un giorno speciale per me, si chiude un cerchio”.
17 dicembre 2015. “Benitez non è il problema ma la soluzione”. Perez difende pubblicamente la sua scelta nonostante una squadra in totale ammutinamento, infastidita dai metodi di allenamento e molesta per colpa di un’empatia mai esistita: Cristiano, Ramos, Benzema, Jesé, James e soprattutto Isco, quasi tagliato fuori dal progetto, gradualmente. Risultati che non arrivano ma soprattutto gioco totalmente inesistente. Contro le grandi quasi sempre flop, il clasico al Bernabeu forse il punto più basso per umiliazione. Ma Florentino Perez lo difende e basta, quando tutto il resto del mondo madridista storce il naso e lo attacca: “Rafa non è adeguato”.
5 gennaio 2016. Ventidue secondi, mille sensazioni, un esonero. “Abbiamo preso una decisone difficile, soprattutto per me: risolviamo il contratto di Rafa Benitez come allenatore della prima squadra. Parliamo di un magnifico professionista, una grande persona. Voglio ringraziarlo del suo lavoro. La Giunta Direttiva ha deciso di nominare Zidane come allenatore della prima squadra”. Perez parlava, Benitez poteva immaginarselo ma di fatto non era stato ancora messo a conoscenza in modo ufficiale di quella decisione. Anzi, di più. Ascoltava rassegnato quelle parole lontano dal Bernabeu, osservava Zidane e famiglia già lì sul palco d’onore e col timone in mano. Da Madrid vociferano di come la decisone del club abbia scaturito liberazione e felicità tra i vari componenti della rosa, dicono dicono ma i fatti sono chiari: nessun messaggio di appoggio all’allenatore, nessun saluto, nessun commento di ringraziamento sui vari social network (con Ancelotti fu tutto il contrario, ricordate?). E non è un caso. Ora sì, il cerchio si è chiuso per davvero.
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